Adulti flop

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Da quando ho finito l’università e mi sono buttata nel mondo dell’insegnamento (che detta così sembrano secoli, ma sono poi due anni scarsi) sento molto come la scuola ti metta di fronte alla sfida di essere una buona insegnante di chimica, o più in generale di scienze.

Ho sempre pensato che riuscire a trasmettere un po’ di scienza cercando di fugare la paura che sembra automaticamente scattare con la parola “CHIMICA” (“oh mamma mia, che brutta materia!” “io non ci ho mai capito niente!” “prof ma quest’anno non facciamo ancora chimica, vero?”) fosse la sfida più ardua per una prof… figurarsi poi le dimensioni che questa cosa assume per una alle prime armi come me!

Negli ultimi mesi, soprattutto durante l’estate, mi sono resa conto che in realtà non è così.

Era una cosa che covavo già da un po’, ma non riuscivo a renderla esplicita: una sensazione di disagio esistenziale che mi suscitavano (e mi suscitano tuttora) certe dinamiche “virtuali” e reali.

E’ stato in una normale mattinata al mare che questa malessere nebuloso ha trovato un nome.

Ero, come si dice in linguaggio specifico, spaparanzata sul lettino sotto l’ombrellone quando noto l’arrivo di un nuovo bagnante nell’ombrellone davanti al mio. Oltre allo slip improponibile sfoggiato senza alcun amor proprio, colpisce la mia attenzione estiva la presenza di un iPhone 7 e di un Apple Watch nuovo fiammante rispettivamente nella mano e nel polso del vicino per un totale di almeno 1000 euro.

“Questo si porta 1000 euro di roba Apple in spiaggia….mah…gli servirà per lavoro!!”

Nella mia mente low cost, quella lavorativa è l’unica giustificazione valida per portarsi tutto quel ben di Jobs in una sperduta spiaggia delle Marche in una bellissima giornata di sole.

Inizio quindi ad immaginarmi il mio nuovo vicino in giacca e cravatta (che ha tutto da guadagnarci rispetto a com’è venuto conciato in spiaggia), con un importante ruolo in una grande azienda che evidentemente non può andare avanti senza di lui, per cui ecco il motivo di tutta quella attrezzatura.

Mi metto il cuore in pace, continuo orgogliosamente la mia nullafacenza estiva…ma non passa troppo tempo prima che noti un’attaccamento ossessivo del nuovo bagnante al suo iPhone. Le ore passano e continua a rimanere immerso nel suo schermo da qualche pollice. Ok, dietro non c’è proprio il panorama delle Maldive, ma è comunque più bello e rilassante dello visuale del telefono.

Inizio allora a cercare di capire il perché di quell’accanimento ed è in quel momento che sorprendo per la prima, ma purtroppo assolutamente non ultima, volta il vicino di ombrellone a scattarsi un selfie da distanza ravvicinata.

Ora chiudete gli occhi e immaginatevi di essere in spiaggia, di avere un vicino di ombrellone in slip (quando diventeranno incostituzionali?), con un telefono di ultima generazione, che non fa altro tutto il giorno che scattarsi selfie dalla mattina alla sera tenendo il telefono a circa cm 3 dalla punta del suo naso, senza muoversi dal suo sdraio.

Fatto?

Come ve lo siete immaginato? Giovane, slip, fisico atletico e tatuaggetti?

Assolutamente no! Il bagnante in questione avrà avuto 65 anni e ha passato 2 giorni consecutivi a farsi selfie a ripetizione, riducendo il suo campo visivo alla diagonale dello schermo del cellulare.

Quando l’ho sorpreso a scattarsi in modo veramente ridicolo quelle foto ho subito pensato a tutti gli incontri a cui ho partecipato in cui si parlava dell’importanza del digitale e dei social per i ragazzi, l’impatto sulle loro vite, i disagi che ne derivano…il modo in cui questi pensieri stridevano con questo signore che continua senza dignità a immortalarsi la faccia nel telefono è stato davvero angosciante.

“Tutto quel parlare dei ragazzi e dei giovani quando guarda qua che cavolo di adulti si incontrano!”

E’ stato in quel momento che ho capito che la sfida più grande, per me, non è spiegare la chimica ma è spiegare gli adulti ai ragazzi.

Chiaro che non tutti gli adulti sono uguali, ma sempre più mi imbatto in “adulti flop”: persone che disattendono le aspettative (illusioni?) delle nuove generazioni o della mia generazione, che magari non è la più nuova ma rientra ancora nella categoria “giovani”. Tralasciando le aspettative “politiche”, quelle che per me sono più disattese sono quelle esistenziali: comportamenti che uno combatte per acquisire e trasmettere come giusti e sociali, vengono sbattuti via nel tempo necessario a scrivere una frase su Facebook.

Nella mia esperienza quotidiana è un continuo assistere ad adulti che, soprattutto online, si scornano a suon di commenti volgari, sgrammaticati, offensivi su OGNI questione.

Persone che, probabilmente in pensione, passano le giornate ad inondare i social di foto di gattini, di foto di quello che fanno, di “aforismi” di Mussolini (esistono pagine di Facebook intitolate a “Benito Mussolini – aforismi e opere”) , foto di attori famosi scambiati per immigrati…tutto in modo assolutamente indistinto con la costante di commenti che fanno perdere fiducia nell’umanità e mettere seriamente in dubbio la bontà del sistema scolastico italiano degli anni ’60-’70.

“bè è un problema solo virtuale..sono solo leoni da tastiera!”, si potrebbe obiettare.

L’obiezione viene respinta dal sopracitato bagnante in slip che si prende una pausa dalla sua esperienza virtuale del mare solo per apostrofare in un modo non qui riferibile un malcapitato “vucumprà”. Il giovane indiano, che a metà mattina ha già percorso diversi km, con molta difficoltà e autocontrollo riesce a non rispondere alle provocazioni urlate di Mr. Apple che -non contento- continua per diversi minuti a ringraziare a voce alta vari governi per “averci portato i ne*ri in Italia” mostrando la profondità politica di una pozzanghera.

Ma questo purtroppo non è l’unico esempio di “adulto flop”. 

Durante una ricerca a scuola, sorprendiamo (sempre su internet) altri ex giovani a scannarsi per la questione delle scoperte di Darwin, dei vaccini, della forma della Terra. (Esistono “Comitati Terra piatta”)

E’ chiaro che persone più o meno brillanti, più o meno educate, sono sempre esistite, giovani o vecchie. Ma adesso che è tutto più amplificato, e che non è un periodo particolarmente roseo per la cultura generale, c’è sempre più bisogno di “adulti top” che possano distinguersi dagli altri (numerosissimi) che decidono di entrare nel cellulare e regredire ad uno stato mentale preadolescenziale.

Cari adulti, per favore, cercate di essere adulti con la a maiuscola: persone con senso critico, capacità di dialogo e di ascolto, con almeno un po’ di interesse per la realtà vera…recuperando anche un po’ di grammatica e di educazione.

E’ troppo?

Come fare altrimenti a insegnare ai ragazzi il gusto della ricerca se per voi quello che conta è solo quello che provate, se le vostre idee sono presentate a prescindere come verità e vedete dietrologie dappertutto?

Come provare a vivere bene i social se li vivete da vomitatoi? (con social intendo soprattutto Facebook e WhatsApp..per favore imparati ad usarli in un modo normale!)

Come insegnare l’interesse se in voi vedono tanta superficialità?

Come fare a insegnare la speranza se sembrate godere quando le cose vanno male?

Come fare a insegnare il rispetto quando vi atteggiate a padroni del mondo, senza alcun motivo?

Come fare a crescere persone responsabili se in voi vedono che la colpa è sempre di un altro?

Aiutateci nella sfida più difficile: aiutare i ragazzi a crescere, senza paura di diventare grandi, senza il timore di diventare adulti, sapendo che gli “adulti flop” non sono la regola e che essere adulti responsabili e contenti della propria vita, fatta da molto più che foto di gatti, è possibile.

Anche noi giovani ne abbiamo bisogno! 

Per commentare la rubrica scrivi a iaiaoleari@laliberta.info

 

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