Beati i custodi del creato

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A Rivalta, la sera di venerdì 1 settembre, si è riflettuto su beatitudini evangeliche e «Laudato si’» in spirito missionario, anche grazie alle testimonianze portate da Pietro Gozzi e Serena Masiero

“Beati i miti, perché avranno in eredità la terra” (Mt 5,5). Il vangelo delle Beatitudini è stato al centro della Veglia diocesana tenutasi a Rivalta il 1° settembre in occasione della 12ª Giornata nazionale della Custodia per il Creato. “Le Beatitudini sono la carta d’identità del popolo di Gesù, chiamato a recuperare la vocazione originaria dell’uomo di essere il custode del creato”, ha detto don Luca Grassi, missionario fidei donum in Brasile, nel presiedere la Veglia per il Creato partecipata da molte persone, tra cui diversi missionari presenti in Diocesi in questi giorni.

Facendo tesoro della sua esperienza a Pintadas, in Bahia, dove sono evidenti i segni lasciati dall’uomo sull’ambiente per il processo di desertificazione che ne è derivato, e richiamando vari passaggi dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco, dove si parla della relazione tra la cura dell’ambiente naturale e quello sociale, don Luca ha sottolineato come quando avviene un degrado ambientale a rimetterci siano i più poveri. “Un vero sviluppo può partire solo se noi ci mettiamo al fianco dei poveri, se guardiamo le cose con i loro occhi – ha detto –. Le Beatitudini ci invitano a fare questo, ci chiamano a vivere una spiritualità comunitaria, ci dicono quegli atteggiamenti che ci permettono di essere quella comunità che vive in modo povero, che annuncia e testimonia la presenza del Regno di Dio che sta venendo e che verrà, che riunirà tutti i popoli della terra in una sola famiglia, che eliminerà ogni ingiustizia, che consolerà e governerà con misericordia. Una comunità cristiana è chiamata a testimoniare la mitezza, a mostrare che ha fame e sete di giustizia. Penso questa sia una sfida grande per la nostra Chiesa. Le nostre comunità stanno vivendo la povertà? Stanno vivendo la mitezza e la misericordia? Propongono la pace? Si occupano del bene comune?”.

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli”. La prima beatitudine ci richiama quello che dice il Papa nella Laudato si’: l’invito a vivere la conversione della sobrietà, una felice sobrietà, in semplicità e sana umiltà. Umiltà perché il modello tecnocratico di oggi ci spinge a sfruttare sempre più le risorse, ci dice che è possibile tutto ciò che tecnicamente si può fare: questo è un segno di potenza! Dio invece ci chiama a vivere di umiltà. Solo l’umiltà ci può permettere di rispettare l’ambiente, di metterci in quella condizione per cui noi vogliamo lavorare per il bene della società, rispettare la dignità umana e la natura. L’umiltà di riconoscere anche la validità delle altre culture – ha aggiunto don Luca – . Noi purtroppo come occidentali abbiamo il vizio di pensare che la nostra sia la cultura dominante. Quando poi giri per il mondo vedi che ci sono miliardi di persone che hanno culture millenarie e neanche conoscono l’Europa.

Continua a leggere l’intero articolo a cura del Centro Missionario su La Libertà del 9 settembre

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana