Discorsi da Var

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Ha preso il via il nuovo anno calcistico e quest’anno la mia nuova avventura si chiama Esordienti 2006. Una bella sfida più che un’avventura: è la prima volta che ho ragazzi di 11 anni ed è la prima volta che mi cimento con il calcio a 9. Nonostante questa novità mi sono ritrovato ugualmente a dover fronteggiare le stesse problematiche, i soliti discorsi coi genitori sull’attività e sull’allenamento. Un po’ come è accaduto in serie A con l’avvento del VAR (Video Assistant Referee): grande novità di supporto arbitrale, che però non ha dissipato i soliti discorsi e le solite polemiche sulle decisioni degli uomini in giacchetta.

Ma oltre ai soliti discorsi, da Bar stavolta, le note positive ci sono eccome: a cominciare dai 25/26 ragazzi che ho trovato a cui aggiungo la recente sconfitta dell’Italia contro la Spagna. Cosa c’entra questo con la mia attività? Faccio un passo indietro per spiegarlo: stagione passata. Quarto di finale di un torneo. Sbaglio la formazione e le scelte durante la partita. Perdiamo, senza se e senza ma. Sogno ancora quella partita…

Dopo quella sconfitta, dopo i miei errori, inizio a chiedermi se il mio modo di intendere calcio è vincente oppure no. Sono un mister vincente!?!? Per tutta estate la risposta che mi sono dato è stata NO. E nemmeno il mese di ferie lontano da tutto mi ha convinto del contrario. Quella partita dovevamo vincerla: per i ragazzi, per la società, per il nostro lavoro.

A venirmi in soccorso è stato il tunnel di Isco ai danni di Verratti durante Italia-Spagna e le scelte coraggiose del Ct Ventura. Il problema del calcio italiano, ma soprattutto del calcio giovanile, è il risultato della partita. Ci basiamo e ci facciamo condizionare dal risultato della partita. Le nostre scelte dipendono dalla partita e non da ciò che vogliamo costruire. E dimentichiamo che noi, allenatori di settore giovanile, siamo prima di tutto formatori. Non sbagliamo ciò che insegniamo ma sbagliamo il metodo. A suffragare questa tesi è stato Maurizio Marchesini, responsabile dei Centri Tecnici Federali del Club Italia, che, davanti a un folto gruppo di allenatori di Base spiegava la grande differenza tra il nostro approccio culturale e quello straniero in materia di calcio: all’estero se si perde non interessa a nessuno. Quello che conta è un ambiente sereno, un ambiente sereno, un ambiente sereno… non è una ripetizione, lui ce l’ha detto per cinque sei volte.

Mettere i ragazzi in condizione di essere sereni e tranquilli, tradotto di divertirsi. Di avere il tempo di crescere, esprimere se stessi, sia sul campo che fuori. Tutti, nessuno escluso. Io invece sento ancora parlare di scelte e di selezionarne alcuni… in base a cosa non si sa proprio! Vorrei che i genitori capissero l’importanza di giocare a calcio o di fare uno sport di squadra: avere regole, sapere cosa bisogna fare e prendersi le prime responsabilità organizzando studio e allenamenti.

L’altro giorno ho assistito ad una partita di allievi: intensità massima, gioco dritto e verticale all’esasperazione, sicuramente efficace… ma il divertimento per i ragazzi nel cercare questo o quel virtuosismo?! L’abilità di tentare la giocata!? Il possesso del pallone!?!? Iniesta gioca in verticale quando c’è bisogno…

Senza paragonarci ai professionisti, ma anche noi, dilettanti allo sbaraglio, possiamo dare il nostro contributo dando il tempo necessario al giovane talento di esprimersi.

Per fare questo occorre che scuola, genitori, società siano tutti allineati verso un unico obiettivo: il ragazzo.

Direi che le mie idee sono  rinfrancate. Di sicuro cambio metodo. E di sicuro quella partita la sognerò ancora: non ci siamo divertiti quella sera, ero troppo esasperante.

Concludo con questa citazione: Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.

Chi ha orecchi per intendere… intenda.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

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