Spiaggia libera oppure stabilimento balneare?

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Quasi alla fine dell’estate, il dilemma davanti al quale possono trovarsi molti vacanzieri diventa una metafora della vita dell’uomo.
C’è chi senza esitare sceglie la natura, spiagge incontaminate dove le tracce dell’opera dell’uomo non fanno ombra. Chi non vi è mai stato, e si è solo lasciato affascinare da stupende foto di paesaggi esotici e selvaggi, non considera che la spiaggia di un tratto di mare di una riserva o di un parco naturale protetto, è spesso scomoda, soggetta solo alle forze e all’impeto delle onde e delle mareggiate, piena di detriti e tronchi, cosparsa di formiche e insetti diversi che popolano il loro habitat naturale. Ma gli amanti della natura sono perfettamente in grado di conviverci.

Il problema comincia a sorgere quando sono due o più amanti della natura a stabilirsi nello stesso luogo; se poi la spiaggia naturale dovesse cominciare ad affollarsi di numerosi amanti della natura e degli spazi liberi, possono crearsi veri e propri conflitti per il “possesso” di quella piccola porzione di spiaggia che, solo un momento prima, apparteneva al creato, al mondo intero. Si può arrivare a ringhiare, a mostrare i denti, ad affermare la propria supremazia a parole, a gesti (gestacci), con insulti e offese. Siamo in terra di “nessuno” e nessuna regola vige: i comportamenti che si mettono in atto, anch’essi scaturiscono da una naturale inclinazione a soddisfare egoisticamente i propri bisogni e istinti.

Leggi tutto l’articolo di Mario Colletti su La Libertà del 2 settembre

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura