Brasile, diario di viaggio

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La prima visita del nuovo direttore del Centro Missionario

Pubblichiamo un resoconto scritto da don Pietro Adani, direttore del nostro Centro Missionario, di ritorno dalla sua prima visita nella missione diocesana in Brasile (compiuta dal 30 maggio al 23 giugno), per conoscere da vicino le attività pastorali e sociali che vedono impegnati i nostri missionari e le nostre missionarie.

Uno degli aspetti che subito mi è parso evidente, nel mandato conferitomi dal Vescovo, è il poter visitare le missioni diocesane ed avere quindi l’opportunità di vivere alcuni momenti ordinari con i nostri missionari.
Incontrare l’uomo è sempre un dono, una provocazione alla propria vita. Incontrare un popolo, una comunità ecclesiale, mediata dalla relazione di un missionario che vive da anni con loro, è una ricchezza straordinaria.
è come vedere la realtà in una prospettiva nuova, che tu non hai mai potuto pensare o immaginare, perché troppo immerso nella forza delle tue consuetudini.
E non si tratta di studiare dei dati o dei comportamenti ma di entrare nella relazione reale con uomini e donne, dove alla fine s’impara a vedere tutto meglio e si scopre una bellezza sempre nuova che Dio, “todo-poderoso”, ci svela, nel suo Creato e nelle sue Creature, sempre in una sorgiva novità.
Quindi, nella inevitabile fatica di lasciare ed interrompere le attività ordinarie, sono partito per il Brasile per visitare la nostra missione in Bahia, dove siamo presenti da oltre cinquant’anni, in particolare nella diocesi di Ruy Barbosa.

Appena arrivati a Salvador, io e Caterina Mainini, vice economa della diocesi, che mi ha accompagnato nel viaggio, siamo stati accolti in casa da Antonina Neri, missionaria in Brasile dal 1966.
In seguito tante situazioni mi hanno parlato e provocato.
Sia ad Ipirá con don Gabriele Burani, che a Pintadas con don Luca Grassi, ho concelebrato due matrimoni: gli sposi si sono uniti davanti a Dio con la semplicità dei poveri. A queste liturgie, avvenute in giorni feriali, erano presenti una decina di persone, a cui si sono aggiunti i responsabili della pastorale matrimoniale che hanno animato la celebrazione. A Pintadas gli sposi indossavano gli abiti della festa, non l’abito nuziale, che di solito noleggiano perché non possono permettersi di acquistarlo. Mandando qualche foto a casa attraverso i social, ho ricevuto commenti stupiti: “Le sedie di plastica per un matrimonio ci insegnano qualcosa in fatto di semplicità”. Sì, noi a volte assistiamo a matrimoni dove di plastica è rimasto solo il cuore che, come tutte le cose di plastica, si usa e si getta.

Leggi tutto l’articolo firmato da Pietro Adani su La Libertà del 5 agosto

Adani-Brasile---don-Burani---Caterina-Mainini

 

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