Gigio, Federica e l’estate

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Durante l’estate, trovare spunti interessanti per la rubrica sportiva è sempre un po’ ostico: al di là delle bombe di mercato, dei gossip e dei resoconti dai ritiri delle varie squadre, il calcio sembra effettivamente andato in vacanza.

Fortunatamente mi è venuta in soccorso la bellissima notizia dai campionati mondiali di nuoto a Budapest: Federica Pellegrini è diventata per la quinta volta campionessa mondiale dei 200 stile libero.

E per chi, come me, deve cercare di raccontare lo sport ai più piccoli è stato come un fulmine a ciel sereno. Già, perché fino a ieri (26 luglio) il personaggio che ha tenuto più banco in questa estate è stato il giovane portiere del Milan, Gigio Donnarumma. E per l’ennesima volta il calcio ha dato il peggio di sé nel messaggio lanciato ai più piccoli. Il giocatore, infatti, ha scelto di non sostenere l’esame di maturità per andare in vacanza ad Ibiza.

Ora, io che chiedo la pagella ai miei giocatori e non li faccio giocare se vanno male a scuola, cosa gli racconto di fronte alla notizia che un loro quasi coetaneo (Donnarumma ha 18 anni) prende 6 milioni di euro all’anno e anziché andare a fare l’esame è andato in vacanza?

Ogni volta che arrivano notizie così, è come se dovessi ricominciare da capo a parlare ai miei ragazzi. Fortunatamente nello sport esiste quella legge non scritta, la favola per i più romantici, che per trionfare non basta essere i più furbi e i più pagati.

La bellezza di questa favola arriva da Budapest (città che consiglio di visitare), non arriva dai divi del calcio e soprattutto l’ha scritta una donna.

Federica Pellegrini sbaraglia la concorrenza e si diploma (scelta del verbo consapevolmente voluta!) campionessa del mondo. Tutto nella norma se uno non conoscesse tutto il passato di questa ragazza ma scorresse solo il suo palmares. Ciò che determina se un atleta è un campione o meno, non sono solo le doti fisiche, ma è ciò che brucia dentro. La diva del nuoto, come la chiamano i giornali, pluricampionessa tra mondiali, olimpiadi e cose varie, dopo il flop dell’Olimpiade di Rio del 2016 sembrava destinata al dimenticatoio.

Federica-Pellegrini

 

Per un periodo sembrava che alle vasche preferisse copertine e apparizioni in TV e anziché le sue gesta in acqua si parlava solo delle sue storie amorose. Credo che Federica abbia capito cosa significhi toccare il fondo, che per un campione affermato e non abituato alle paludi della sconfitta, non è mai facile. Ha dimostrato che nella vita si possono avere degli insuccessi, è possibile perdersi e soprattutto essere sconfitti. Ed è qui il grande carattere che distingue il campione dagli altri: il sapersi rialzare. Mettersi in discussione. Ricominciare. Quante volte, invece, i miei ragazzi non hanno voglia di ricominciare: per pigrizia, perché loro non sbagliano mai, perché i genitori sono sempre pronti a giustificarli in ogni occasione. Quante volte ammettere di aver perso è duro. Non si può apparire perdenti in un mondo che pretende che dobbiamo sempre essere belli e vincenti, magari senza sudare.

La Pellegrini ce l’ha fatta proprio perché ha riscoperto il sapore del sacrificio. Il sapore del cloro nei tanti chilometri percorsi in vista di questo mondiale. Mi piace molto che questo messaggio arrivi da una donna.

Troppo spesso noi uomini, ma anche le donne che ce lo permettono, etichettiamo la donna  fermandoci solo alla loro bellezza. Troppo spesso una donna è giudicata solo per quello che appare. Di sicuro Federica è una bella ragazza, ma ha dimostrato che per farcela non basta la bellezza, serve anche il coraggio di non mollare mai. Di mettersi sempre in discussione. Di non accontentarsi appagata e sazia per le attenzioni date più al look o alle forme piuttosto che alle qualità che contraddistinguono ciò che una persona è.

Credo che la vera libertà per una donna non sia l’emancipazione o il determinare se stessa rivendicando spazi e attenzioni, ma sia la possibilità di dimostrare ciò che vale.

Ritornando a Donnarumma: andate a rivedere la partita Italia-Spagna al recente europeo Under 21. Guardate il secondo gol spagnolo. Un portiere tranquillo e lucido non prende gol da quella distanza: nonostante l’ingaggio faraonico e il re dei procuratori al suo fianco, Donnarumma ha dimostrato di essere un ragazzo giovane, che va aiutato e non sovraccaricato.

Anche l’umiltà è prerogativa dei campioni. Pellegrini docet.

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