Lutero, teologo della storia

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Antefatto
Per comprendere come si è arrivati alla riforma di Lutero (1517), dobbiamo anzitutto dare uno sguardo a quel che era successo in Europa a partire dal XIII secolo. Nel 1285, in Francia, diventa re Filippo IV, detto Filippo il Bello (1285-1314). La Francia è logorata dalle continue guerre che sta combattendo contro l’Inghilterra e i Paesi Bassi, un lungo conflitto che produce migliaia di morti e prosciuga le casse dello Stato; Filippo, per racimolare una grossa quantità di denaro e riempire i forzieri, decide di impossessarsi delle decime della Chiesa, spettanti al Papa.
Nel 1294 la Chiesa di Roma è retta da Bonifacio VIII (1230-1303). Il Papa, non potendo permettere che la sua autorità venga scalfita, invia due Bolle al re di Francia per richiamarlo, esortandolo a non appropriarsi dei beni della Chiesa. Filippo non sente ragioni e lo fa imprigionare. Nel 1303 Bonifacio VIII viene liberato dalla popolazione, ma muore subito dopo. Sale al soglio pontificio Benedetto XI, alla cui morte il conclave, durato undici mesi, elegge Bertrand de Got, vescovo di Bordeaux, col nome di Clemente V, che non lascerà mai il suolo francese. Inizia con lui la lunga “cattività” avignonese, che durerà circa settant’anni, dal 1309 al 1377. Formalmente il Pontefice non è né prigioniero né suddito del re di Francia, perché la città di Avignone e il suo territorio sono di proprietà del Papa. Nella lunga cattività avignonese, sul soglio di Pietro si sono succeduti sette papi e tre antipapi. Il termine “cattività” fu coniato da Francesco Petrarca nel Sonetto 114, Dell’empia Babilonia, dove il Sommo Poeta identifica Avignone con Babilonia, in quanto capitale del vizio e di ogni iniquità, e la cattività del papa con la cattività degli ebrei ivi prigionieri. Perciò la lontananza da Roma fu percepita come l’esilio del papato. Ecco come si esprime il Petrarca:
De l’empia Babilonia, ond’è fuggita ogni vergogna,
ond’ogni bene è fori, albergo di dolor, madre d’errori,
son fuggito io per allungar la vita.

I papi della cattività avignonese furono tutti francesi, ma da subito si sottrassero all’influenza della corte francese. Furono Papi che influenzarono molto la cultura del tempo, politicamente, teologicamente ed economicamente. I maggiori artisti confluirono alla corte dei Pontefici grazie al loro mecenatismo. I grandi banchieri dell’epoca vi gravitavano attorno. Fu il sorgere dei nazionalismi, perché le varie monarchie volevano controllare il potere ecclesiastico, che mise in crisi i due poteri quello imperiale e quello papale. La Chiesa soffriva anche quella decadenza morale e spirituale, che qualche secolo dopo portò alla Riforma di Lutero, e che fu in parte originata dal modo in cui i papi in Avignone risolsero l’enorme problema economico che li affliggeva.
Con la perdita delle decime che Filippo incamerava al posto della Chiesa, i pontefici, avendo un gran bisogno di denaro per costruire una sede degna del papa, palazzi per i cardinali e per la corte, e per combattere l’anarchismo di Roma, pensarono di tassare ogni funzione ed ogni attività ecclesiastica. Ogni carica ecclesiastica dava diritto a un beneficio, cioè corrispondeva ad una rendita, che dava modo a chi la possedeva di poter vivere, mantenersi e svolgere la propria mansione senza affanno. I benefici potevano essere semplici (con la cura delle anime a loro affidate), secolari (se a goderne erano dei chierici secolari) o regolari (se amministrati da monaci).

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