“Don Pessina martire per mano dei figli di Caino”

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L’ASSASSINIO DI DON PESSINA NEL “BOLLETTINO DIOCESANO” DI LUGLIO-AGOSTO 1946

« Pessina Don Umberto nato a S. Sisto di Poviglio il 26 aprile 1902, ordinato sacerdote il 29 maggio 1926. Cappellano a Scandiano e a Casalgrande. Rettore di Saltino il 9 settembre 1938. Priore di S. Martino di Correggio dal 16 agosto 1941. Proditoriamente assassinato la sera del 18 giungo 1946.

Nel solenne pontificale del Corpus Domini celebrato nella Cattedrale il 22 giugno S. Ecc. Mons. Vescovo Beniamino Socche pronunciava queste parole: Siamo colpiti da un dolore che ci prende fino alle profondità dell’anima. A pochi giorni dalla nostra venuta tra di voi, ci hanno ucciso un Sacerdote buono, pacifico, che amava solo la sua Chiesa e le anime della sua parrocchia, alieno da ogni lotta, stimato ed apprezzato dai suoi superiori, da tutto il clero e dalla sua popolazione. È il priore don Umberto Pessina, caduto Martire di Gesù Cristo, per mano dei figli di Caino, dei continuatori della legge di Caino che è la contraddizione vivente del cristianesimo fondato essenzialmente sull’amore.

Ieri siamo andati subito a baciare la salma gloriosa del nuovo martire. Domani parteciperemo ai solenni suoi funerali, celebrando noi stessi la S. Messa.

Abbiamo fulminata la scomunica agli assassini, riservandone a noi personalmente l’assoluzione eventuale; e gli assassini sono tanto i mandanti quanto gli esecutori materiali. Abbiamo inflitto l’interdetto alle parrocchie di S. Martino di Correggio ed abbiamo proibite tutte le processioni nei tre vicariati di Correggio, S. Martino in Rio e Canolo.

Socche-al-microfono

Monsignor Beniamino Socche

Domandiamo pronta e piena giustizia di questo delitto orrendo e sacrilego. Abbiamo fiducia nelle autorità della provincia. Ma si sappia da tutti che noi non ci fermeremo, ma andremo fino in fondo per fare luce in questi delitti che tengono in un incubo di terrore le nostre popolazioni. Aspettiamo quanti giorni ci vorranno perché sia scoperto il bandolo di questo esecrando delitto, poi, se eventualmente non si riuscisse, faremo palese all’episcopato cattolico del mondo le condizioni di terrore in cui si trovano i nostri paesi.

Se poi si pensasse di uccidere anche il vescovo, sappiate che il vescovo sarà ucciso perché voleva, a qualunque costo, andare in fondo in questo orribile delitto, affinché cessino per sempre le condizioni terroristiche di questa nostra povera vita per causa di pochi facinorosi.

In ogni caso per noi è la più grande gloria di morire per difendere la giustizia, e di finire la vita cadendo martire per la fede di N.S. Gesù Cristo, per mano dell’odio omicida che ha crocefisso Cristo e continua a sopprimere tutti i simili a Gesù Cristo.

Il Bollettino Diocesano riportava le sanzioni ecclesiastiche comminate dal vescovo Beniamino.

Seguiva poi una notificazione dello stesso mons. Socche sull’andamento delle indagini che sembravano arrivate ad un punto morto. E aggiungeva: Noi non abbiamo fretta: attendiamo; è nostro dovere. Ma se non si scopriranno gli assassini da parte delle autorità, appena sarà ristabilito il dominio della legge riveleremo noi stessi il piano, la trama e le concomitante specifiche dell’assassinio, denunciando pubblicamente le orrende calunnie contro la candida figura di don Pessina.

E proseguiva: Fu detto da qualche isolato che il vescovo, domandando giustizia, si è posto contro la popolazione, che è tranquilla e precisava altresì che nel corso delle sue visite alle parrocchie aveva ricevuto invece attestazioni di bontà, gentilezza e devozione dalle popolazioni che ai assiepavano attorno a lui. E concludeva: Non è questo popolo buono e affettuoso che assassina e massacra la gente, ma è solo un piccolo branco di malviventi, i quali hanno già perduto anche l’ultimo brandello della coscienza, insudiciati di sangue umano fino ai capelli e accecati dall’odio e dall’interesse che li hanno fatti diventare belve assetate di sangue. Per ora ci limitiamo solamente a dire questo. Poi, in proseguo di tempo … diremo il resto. »

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