Marola e Matilde

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Il ruolo delle abbazie matildiche, in tutto il territorio emiliano, è stato determinante per la società civile ed ecclesiale; i tempi e gli spazi della memoria storica ci aprono ad una comprensione più significativa del nostro vissuto odierno. Con queste parole don Umberto Iotti (foto 3), rettore dell’Abbazia di Marola, ha accolto sabato 27 maggio i relatori e i partecipanti al secondo convegno annuale di Marola sul tema “Matilde: strutture religiose e governo del territorio” (foto 1 e 2).
Monsignor Giovanni Costi (foto 5), direttore del Centro diocesano di Studi storici, ha quindi posto l’accento sulla valorizzazione di Marola – prima eremitaggio, poi hospitale, abbazia, seminario – come luogo di cultura, promozione umana e spiritualità. Oggi l’abbazia assolve alla duplice funzione di centro di spiritualità e di studi, grazie alla ristrutturazione di tutto il complesso e del territorio circostante.

L’intervento del sindaco di Carpineti, Tiziano Borghi (foto 4), ha sottolineato la rilevanza storico-artistica del castello di Carpineti e della Pieve di San Vitale e l’impegno dell’Amministrazione per la loro salvaguardia e valorizzazione.
Il presidente della Sezione reggiana della Deputazione di Storia Patria Giuseppe Adriano Rossi ha evidenziato la spiccata vocazione di Marola quale centro di spiritualità, di formazione di generazioni di laici e sacerdoti, e di cultura, esercitando la dimensione preziosa, indispensabile e urgente oggi in campo civile ed ecclesiale, della “carità intellettuale”, tema su cui si è incentrata a lungo la riflessione di Giovanni Battista Montini; inoltre ha ricordato gli studi su Marola redatti da numerosi soci della Deputazione.

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Pubblicato in Articoli, Società & Cultura