RISPETTO

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Qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare un’intervista a Paolo Maldini in cui il mito rossonero parlava di quanto per la sua carriera siano state importanti tre cose: rispetto, educazione e passione.

Tre parole semplici, a volte forse troppo abusate nell’uso o forse troppo ovvie, eppure sono i capisaldi di chi ha personificato il campione modello.

A questo proposito mi è venuta in mente la mia ultima partita coi Giovanissimi. Dopo il triplice fischio mi sono trovato un messaggio in cui un padre mi rimproverava di aver mancato di rispetto al figlio per averlo sostituito a cinque minuti dalla fine del primo tempo. Il messaggio addirittura si chiudeva col padre che si augurava che il figlio non indossasse più la maglia della nostra squadra.

La domanda che mi faccio è: in cosa gli ho mancato di rispetto? Perché l’ho tolto a 25° del primo tempo? A distanza di giorni ho riflettuto sulla mia decisione. Sicuramente sbagliata, non per il messaggio del padre, ma perché dovevo sostituire quel giocatore dopo un quarto d’ora, così come avrei dovuto sostituire tutta la squadra. Altrettanto sicuramente ammetto che la sconfitta è dovuta in parte anche a me: non sono stato abile a leggere la partita e a prendere le decisioni giuste in quel mentre. Ma sicuramente non ho mancato di rispetto a nessuno. Non ho urtato la sensibilità di un ragazzo di 15 anni. Anzi, troppe volte ci si trincera dietro alla psicologia per non urtare gli adolescenti di oggi. Vorrei chiedere a quel ragazzo perché non è venuto lui a chiedere spiegazioni in merito. È lui che gioca, mica i suoi genitori. Ma soprattutto avrei voluto chiedergli se lui con il suo comportamento e con quello di suo padre non si sente di aver mancato di rispetto ai suoi compagni che non hanno giocato o a quelli non convocati che erano li a tifare per la squadra. Quanta fatica far capire ai ragazzi cosa significa appartenere ad una squadra, cosa comporti far parte di un gruppo di lavoro in cui tutti sono uguali.

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Una squadra è come un’orchestra in cui i solisti con i loro assoli impreziosiscono il concerto. Se anche solo un elemento dell’orchestra va per conto suo, tutto il concerto salta. E il mister, ovvero il direttore d’orchestra, è quello che deve dare il tempo, l’armonia, la conduzione ai suoi concertisti.

In questi due anni ho capito che sono le pressioni che vengono da fuori a minare il gruppo: i ragazzi sanno volersi bene, sanno superare le difficoltà insieme. I problemi si creano quando da fuori, dalle famiglie, arrivano lamentele di padri che hanno aspettative eccessive nei confronti del figlio. “Mio figlio è il più bravo”, “mio figlio deve essere titolare”, “mio figlio deve giocare”… troppi intenditori si assiepano dietro la rete a vedere le partite.

Per me il calcio è altro, è un modo di approcciarsi alla vita: come giochi, come interpreti il tuo ruolo, è ciò che sei anche fuori dal campo, nella vita di tutti i giorni.

Ci sono anche tante cose positive, che mi porterò sempre nel cuore e che mi aiutano tanto quando mi chiedo se ho saputo educare, cioè tirare fuori il meglio, i miei ragazzi. Ne cito al volo due: torneo a Parma, al momento della formazione mando in tribuna il capitano. La partita precedente mi ha mancato di rispetto: sono più grande, sono il suo mister e lui è il capitano, l’esempio cui tutti devono far riferimento. All’esclusione ci rimane di sale. Arrabbiato. A fine partita ci chiariamo, mi chiede scusa. Il giorno dopo lo vedo scendere in campo ancora più determinato finalmente “grande” e non “ragazzino moccioso dalla lingua lunga”. Ce l’ho fatta. Ha capito. Altro esempio che ricorderò a lungo: fine stagione, siamo ai saluti. Ringrazio i ragazzi per i due anni meravigliosi con loro. Mi arrivano due messaggi inaspettati di ringraziamento veramente particolari: me li hanno scritti quei due giocatori a cui non ho mai fatto sconti. Uno dei  due addirittura l’ho messo fuori squadra per una settimana.

In bocca al lupo ragazzi, a tutti, anche a quello che pensa di non essere stato rispettato. Ricordatevi sempre che tutto dipende sempre e solo da voi. Non fatevi mai sostituire da nessuno nel rincorrere i vostri sogni, traguardi e obiettivi. Fuori e dentro al campo.

Concludo con le parole di Maldini, che alla domanda “cosa dovrebbero fare i genitori a bordo campo?” ha risposto così, molto semplicemente: tacere!

E se l’ha detto un certo Paolo Maldini…

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