Premiate le fatiche di Ercole

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Festa nel 40° compleanno della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Artoni, che continua la sua crescita. Un messaggio dal presidente della Repubblica Mattarella

All’ingresso della sede di Villa Sesso, in via Madre Teresa di Calcutta, il concerto dei Campanari Reggiani e i palloncini colorati fanno subito pensare a una festa, mentre il grande “40” che si legge entrando conferma che si tratta di un compleanno. È la mattina di sabato 27 maggio e le candeline le spegne il Centro sociale Papa Giovanni XXIII, associazione onlus e domani cooperativa. Al di là delle trasformazioni giuridiche, si tratta di un corpo vivo e in continua crescita.
Solo qualche flash storico. Correva il 1977 quando, grazie alla forte volontà di don Ercole Artoni, nasceva a Reggio la prima comunità di accoglienza della Papa Giovanni XXIII: una struttura che iniziò ospitando ex carcerati e pazienti dell’Opg e dopo un paio d’anni i primi tossicodipendenti. Nel tempo il “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII” si strutturò ulteriormente riuscendo ad aprire nuove comunità di accoglienza e altri progetti: se fino al 1999 le attività erano legate principalmente alla gestione di comunità per tossicodipendenti, dal 2000 la Papa Giovanni iniziò ad essere in prima linea anche su tante altre forme di disagio sociale.

Oggi gli oltre 150 dipendenti mandano avanti decine di progetti diversi: centri di accoglienza notturna per uomini e donne senza fissa dimora, gruppi e comunità per giocatori d’azzardo patologici, attività di prevenzione e di promozione sociale per i più giovani, assistenza agli alunni diversamente abili nelle scuole comunali, comunità terapeutiche per tossicodipendenti, accoglienza di stranieri richiedenti protezione internazionale, programmi residenziali per persone dipendenti da sostanze d’abuso affette da patologie psichiatriche, appartamenti protetti per persone che necessitano di un percorso di accompagnamento nel rientro sociale, unità mobili di prevenzione per fornire, direttamente nei luoghi del divertimento giovanile, spazi di consapevolezza su sostanze d’abuso, malattie sessualmente trasmissibili e incidenti stradali, accoglienza di donne sole o con figli che necessitano di un periodo di tutela in una struttura residenziale, e non sarebbe finita qui.

Continua a leggere l’intero articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 3 giugno

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