Nel nome dei cristiani perseguitati

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Festa del beato Rivi e sostegno a un progetto «Avsi» in Siria

Nella Pieve di San Valentino gremita di fedeli c’è stata forte commozione quando il vescovo di Carpi, Francesco Cavina, ha raccontato l’esperienza vissuta durante la sua visita al campo profughi di Erbil, nel Kurdistan. Qui hanno trovato rifugio decine di migliaia di cristiani costretti a fuggire da Mosul e dai villaggi della Piana di Ninive per sottrarsi alle inaudite violenze dei miliziani dello Stato Islamico. Uomini, donne, bambini, intere famiglie che hanno abbandonato tutto ciò che avevano, casa, scuola, lavoro e ogni altro bene posseduto, pur di non rinunciare all’amore di Cristo e alla fede in Lui.
“Quando – ha detto Cavina – ho chiesto loro di che cosa avessero realmente necessità, sono rimasto colpito dalla risposta: ci porti il necessario per poter celebrare la Messa. Una chiara testimonianza che la forza di restare in determinati ambienti, il coraggio di lottare contro ogni forma di sopraffazione, l’eroismo di affrontare anche la morte, vengono dall’incontro quotidiano con Gesù nell’Eucaristia”.

Il vescovo di Carpi ha parlato nella Pieve di San Valentino, sabato 27 maggio, durante l’omelia della santa Messa, nella festa del Beato Rolando, su iniziativa del Comitato Amici di Rolando Rivi. In questa occasione è avvenuta anche l’esposizione straordinaria delle reliquie del seminarista martire alla venerazione dei molti presenti.
Nel suo intervento Cavina è partito da una domanda che nasce spontanea di fronte a un ragazzo che ha dato tutto di sé al suo Signore: “Dove, questo adolescente, ha trovato la forza e il coraggio di scegliere la morte piuttosto che rinnegare la sua fede e tradire Gesù?”. Le parole dei cristiani profughi nel Kurdistan aiutano a dare risposta a questa domanda: “La forza di Rolando e di ogni cristiano per rendere testimonianza a Cristo risiede dell’Eucaristia”.

Leggi tutto l’articolo di Emilio Bonicelli su La Libertà del 3 giugno

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana