La Siria vuole vivere

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Pubblichiamo questo reportage dalla Siria scritto da Anna Cervi, di Campegine, Cooperante internazionale per la Ong Norwegian Refugee Concil’s (Consiglio dei Rifugiati Norvegese), già impegnata negli anni scorsi in Darfur, Pakistan e Afghanistan.

“Vera, perché piangi?” chiedo alla mia collega che, alle porte di Damasco, tornando da una missione sul terreno abbastanza impegnativa, è appena scoppiata in lacrime vedendo la sua città in lontananza. “Perché amo il mio Paese… è il MIO Paese, il posto in cui sono cresciuta, ho studiato, amato, lavorato, vissuto… Non lo voglio vedere distrutto come l’Iraq, o la Libia. Oggi ho paura di perderlo per sempre”. (Vera, 25 anni, operatrice umanitaria, Damasco, aprile 2017)

Vera piangeva pensando a quei missili che gli Stati Uniti avevano lanciato sulla Siria il giorno prima, alle minacce di tutti coloro che decidono sulle sorti del suo Paese standosene seduti in poltrona a New York, o Ginevra, Londra, Parigi, Istanbul, Bruxelles, negli Emirati, e spesso mandano bombe su altri Paesi facendo una semplice telefonata o spingendo un bottone. Da europea, ma anche da italiana, in quel momento, ho provato vergogna. Vergogna che il nostro attuale ministro degli Affari esteri si sia precipitato di fronte alla telecamera a dire “L’attacco degli Stati Uniti sulla Siria è giusto”. Da quando è giusto far cadere bombe sulla testa delle persone? A prescindere se siano a stelle e strisce, nere, gialle, rosse o blu? Mi sono sentita impotente. Ho avuto la grande fortuna, che spesso molti di noi dimenticano, di non aver vissuto nemmeno un giorno di guerra nella mia vita nel mio Paese. Non è una fortuna acquisita, perché noi italiani siamo migliori di altri, o più civili, o più liberali. è una fortuna che viene da sangue e centinaia di anni di guerre, come la scuola italiana ci insegna. Quello che non ci insegna è che dopo la seconda guerra mondiale la storia non si ferma, continua, e quello che è successo dopo è per molti versi la causa di quello che vediamo oggi in tv, su facebook, twitter o sentiamo alla radio.

Leggi tutto l’articolo di Anna Cervi su La Libertà del 27 maggio

Bambini-Siria

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura