L’Università di Modena e Reggio premiata concorso per l’innovazione nell’agricoltura

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Un ricercatore Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Domenico Ronga, vince il primo posto al “Concorso di idee per l’innovazione nell’agricoltura del Sud”. Lo studio porta all’attenzione della filiera agricola l’utilizzo di biofertilizzanti organici derivati da digestato compostato prodotto dagli impianti a biogas. La ricerca porta con se numerosi aspetti positivi quali, ad esempio, la diminuzione dell’erosione, l’aumento dell’acqua, e la sua infiltrazione,  nonché lo stesso arricchimento dei terreni.

Lo studio su biofertilizzanti prodotti da digestato di un ricercatore di Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia è stata selezionata per il primo posto al “Concorso di idee per l’innovazione nell’agricoltura del sud”.

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L’idea innovativa sviluppata dal dott. Domenico Ronga, ricercatore del Centro Interdipartimentale Miglioramento e Valorizzazione Risorse Biologiche Agro-alimentari di Unimore – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che ha vinto il primo posto su oltre cento partecipanti, consiste in un  minor impiego di fertilizzanti chimici e prodotti fitosanitari grazie all’utilizzo di biofertilizzanti organici derivanti da digestato compostato, arricchiti con micorrize e batteri promotori della crescita delle piante.

Nella nutrizione delle colture ortive, allo stato attuale, vengono impiegati principalmente fertilizzanti di sintesi che hanno impoverito la sostanza organica dei terreni.  Lo studio del dott. Domenico Ronga, per risolvere questo problema, propone l’impiego di biofertilizzanti organici derivanti da digestato, il residuo del processo di digestione anaerobica di effluenti zootecnici, biomasse vegetali e sottoprodotti di origine animale, prodotti da impianti a biogas.

Il digestato può essere impiegato per la produzione di fertilizzanti organici che riescono ad apportare elementi nutritivi a lento rilascio e sostanza organica che influenza diversi aspetti fisico-chimici del suolo come: la diminuzione dell’erosione, l’aumento della disponibilità di acqua e la sua infiltrazione, il miglioramento della struttura e dell’areazione del suolo e la stimolazione dell’attività biologica della rizosfera.
L’impiego di biofertilizzanti organici, derivanti dal digestato compostato, nella produzione delle colture orticole sia di pieno campo che in serra arricchiti con micorrize e batteri promotori della crescita, potrebbe permettere la limitazione dell’impiego di input esterni (fertilizzanti chimici e prodotti fitosanitari); la solubilizzare del fosforo non disponibile del suolo, il riciclo dei sottoprodotti derivanti dalla produzione del biogas (digestato); la tutela del suolo e l’accumulo di carbonio con funzione mitigante dei futuri scenari di cambiamento climatico – spiega il dott. Domenico Ronga  di Unimore – Prove sperimentali, condotte con biofertilizzanti a base di digestato su mais e su vite, hanno evidenziato che l’uso di questi prodotti sostenibili permette di ottenere delle produzioni quali-quantitative equiparabili a quelle ottenute con i fertilizzanti convenzionali».

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I biofertilizzanti, oltre ad essere sostenibili ed economici, possono essere applicati al terreno come i normali fertilizzati commerciali. Allo stato attuale, ci sono diversi impianti di biogas in Italia che hanno enormi quantità di digestato da valorizzare. Anche se la maggior parte si trovano nel Nord Italia, diversi sono stati gli incentivi statali ed europei per lo sviluppo di questo settore e la con creazione di nuovi impianti nel sud Italia è possibile trovare facilmente la materia prima per la produzione di compost.

Domenico Ronga

Laureato presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia in Produzioni Vegetali Innovative. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Scienze Tecnologie e Biotecnologie Agro-Alimentari. Dopo un’esperienza come Visiting scientist presso la Wageningen University, attualmente è postdoc nel Gruppo Crop Production coordinato dal dott. Enrico Francia del Dipartimento di Scienze della Vita. Svolge attività di ricerca inerenti l’impiego di tecniche agronomiche innovative e sostenibili andando ad investigare le differenti risposte anche in termini ecofisiologici.

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura