Quell’assegno nelle mani di Dio

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Estate 2010, il secondo anno universitario va male: neanche un esame superato sui quattro del primo semestre. Preoccupazioni affettive per la testa, tante domande sul senso della vita. Emanuele Sica è in campeggio con la parrocchia. “Don Matteo Bondavalli, come segno conclusivo, lascia ai partecipanti un assegno in bianco, che ho tuttora, intestato al Buon Maestro. Il compito era quello di andare dal direttore spirituale e insieme a lui valutare un impegno da prendere in parrocchia; il Signore avrebbe scelto quanto prelevare”, racconta.
Il nostro giovane, che tra l’altro è pure iscritto a Economia e Finanza, prende la cosa sul serio, va dal suo parroco don Pietro Adani e gli comunica: “Don, io farò la firma su questo assegno solo quando capirò qual è la mia vocazione”. E dirà anche: “Voglio provare a verificare se sono chiamato a diventare sacerdote”. Per Emanuele quel colloquio è un momento magico, “come quando agiti una bottiglia di champagne e poi la stappi: qualcosa di esplosivo”. Lì inizia anche il periodo di discernimento che lo porta ad entrare in Seminario attraverso la Comunità sacerdotale “Familiaris Consortio”, cui appartiene.
Ora depositiamo per un istante l’assegno… e partiamo dalle origini del seminarista.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 20 maggio

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