Consacrazione a Maria nel centenario di Fatima

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La consacrazione a Maria (pellegrinaggio diocesano in programma sabato 13 maggio, con partenza alle 21 dalla Ghiara per la Cattedrale) non è, come alcuni possono pensare, un atto devozionale; PRIMAPAGINA_LaLiberta_20170513ritengo, invece, che appartenga alla struttura stessa della Chiesa. Certo, la parola non è di uso comune, ma significa affidamento e certezza della sua materna ed efficace intercessione. Mi pare che lo si possa capire facilmente, confrontando Maria con Abramo.

La consacrazione a Maria non è, come alcuni possono pensare, un atto devozionale; ritengo, invece, che appartenga alla struttura stessa della Chiesa. Certo, la parola non è di uso comune, ma significa affidamento e certezza della sua materna ed efficace intercessione. Mi pare che lo si possa capire facilmente, confrontando Maria con Abramo.

Ad Abramo viene chiesta una fede disposta a rinunciare a tutto, in nome di una promessa che non ha apparente fondamento: una discendenza numerosa come le stelle del cielo, mentre è vecchio e sua moglie è sterile. In nome di quella promessa, egli inizia una peregrinazione di trent’anni: quanta difficoltà nel mantenere giovane il suo spirito, senza lasciarsi vincere dalla disillusione! Poi, finalmente, nasce il figlio. Ma poco dopo Dio gli chiede di sacrificare Isacco: non solo gli affetti più santi vengono lacerati, ma Dio sembra distruggere la sua promessa.

Qui, la fede di Abramo si manifesta nella sua dimensione profetica: egli crede che Dio manterrà la sua promessa, anche se tutto sembra gridare il contrario: “Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo”, dice la Lettera agli Ebrei (Eb 11,19). Non solo, ma è proprio questa fede estrema che porta Dio a sancire definitivamente il rapporto con Abramo e, per suo tramite, con l’universalità delle genti: “Giuro per me stesso, perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato il tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza… Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra” (Gen 22,16-18). Per questo, Israele chiama Abramo “padre”, e così fa anche Gesù (Lc 16,24); nella nostra liturgia, egli viene chiamato “nostro padre nella fede” (Canone romano).

Continua a leggere tutto l’editoriale a firma don Giuseppe Dossetti su La Libertà del 13 maggio

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