Inno alla carità vissuta con gioia

Stampa articolo Stampa articolo

Incontro con l’arcivescovo di Modena Castellucci

Affabilità, pacatezza e grande dimestichezza con la Parola di Dio, tradotta in immagini vivide e aneddoti di esperienza. I tratti immediatamente distintivi di monsignor Erio Castellucci, arcivescovo di Modena Nonantola, spiccano nell’incontro dialogato che si svolge ad Albinea nel pomeriggio di sabato 29 aprile, presso la Casa Famiglia della Carità Betania. Una realtà parrocchiale che, come sottolinea Maria Simonazzi nella sua introduzione, ha la particolarità di essere custodita da famiglie e gruppi di giovani (sette quelli che hanno ricevuto in consegna le chiavi domenica scorsa) e che si sta interrogando sul futuro riandando alla sua sorgente: la carità appunto. (CLICCA E GUARDA TUTTE LE FOTO)

Di qui la scelta di un relatore dal curriculum vario e ricco come don Erio, parroco, pluri-incaricato diocesano nella sua Forlì, docente di teologia e da due anni vescovo. Al suo fianco siede il parroco dell’unità pastorale “Sacra Famiglia”, don Gigi Lodesani, e in ascolto delle sue parole il vicario don Giuseppe Iotti, il parroco emerito don Giuseppe Bassissi, l’affiatata équipe di Casa Betania, guidata dal diacono Giuseppe Bigi, e numerosi parrocchiani, tra cui prende posto anche il rettore del Seminario diocesano don Alessandro Ravazzini.

Se la carità è una dimensione della vita cristiana, come si relaziona con le altre? Il colloquio parte dal titolo dell’iniziativa. E don Erio, con semplicità, ricorda che la gerarchia la detta san Paolo, quando dice che la virtù più grande è la carità, mentre san Giovanni nella sua prima lettera afferma per due volte che l’amore è l’essenza di Dio, altro che la sfera chiusa in sé stessa immaginata nel mondo antico. “Il punto – dice Castellucci – è che la carità non è un elemento accanto agli altri nella nostra esperienza cristiana, ma deve essere l’elemento che entra in tutti gli altri”. Così l’annuncio della Parola diviene il primo atto di carità annunciando un Cristo non “archeologico” bensì vivo. E anche i sacramenti sono aiuti per vivere la carità, a cominciare dall’Eucarestia (“Il termometro della validità della Messa non è l’attenzione psicologica che c’è in quell’ora, sono le altre 167 ore della settimana”) per giungere a Matrimonio e Ordine, che fanno sì che la carità diventi progetto di vita.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 6 maggio

Incontro-Castellucci

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana