I registri dei visitatori di Canossa

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Nella solenne cornice della rupe matildica ha avuto luogo la presentazione del volume “I registri dei visitatori del Museo del Castello di Canossa” che contiene i pregevoli e puntuali saggi di Aurelia Fresta, Angelo Spaggiari e Alberto Ferraboschi.

L’iniziativa è stata promossa dal Polo Museale dell’Emilia Romagna e dalla Sezione di Reggio Emilia della Deputazione di Storia Patria  per le Antiche Provincie Modenesi, che dalla seconda metà del sec. XIX vede numerosi suoi soci occuparsi di Canossa: da don Gaetano Chierici, a Naborre Campanini, a mons. Leone Tondelli, solo per citare qualche nome.

Il nono centenario della morte di Matilde (2015) non è stato solo occasione per un ulteriore approfondimento della figura di Matilde, del suo ruolo nella storia europea dei secc. XI – XII e delle vicende del Castello di Canossa e del territorio, ma anche per indagare come questo personaggio sia rimasto vivo nella cultura e nell’immaginario collettivo dei secc. XIX e XX.

Lo dimostrano i Registri dei visitatori del Museo del Castello di Canossa che portano annotati non solo le firme di chi sin dal 1877 si è inerpicato fino alla sommità della rupe per ammirare i pochi ruderi rimasti , ma soprattutto gli stati d’animo, le emozioni, le riflessioni di chi “è andato a Canossa”. Scritte certamente influenzate dalla formazione personale di ciascun visitatore e dal contesto culturale, religioso, politico coevo.

L’indagine faticosa, paziente, puntuale e meritoria compiuta da Aurelia Fresta, socio effettivo e consigliere-segretario della Sezione di Reggio Emilia, rende finalmente accessibili le “voci” che questi Registri polverosi conservano; voci che ci sono restituite attraverso la pubblicazione di ampi e significativi stralci.

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Da sinistra: Aurelia Fresta, Alberto Ferraboschi e Angelo Spaggiari

 

Esse diventano così una viva e vivace testimonianza di un’epoca e del sentire di tante donne e uomini che sono saliti là dove sorgeva il Castello in cui Matilde visse e che della Contessa avevano una particolare visione. E ne davano un’interpretazione legata al proprio vissuto.

Inoltre, la loro rilevanza sotto il profilo archivistico viene messa in risalto nell’esaustivo saggio metodologico di Angelo Spaggiari, presidente generale della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi e già per decenni direttore dell’Archivio di Stato di Modena. La sua riflessione, condotta attraverso l’esame e il confronto con le teorie di illustri studiosi ed archivisti, consente di capire appieno la funzione e il valore di questi Registri e la loro esatta collocazione nella dottrina archivistica.

E’ poi altrettanto evidente che i “pensieri” manoscritti dai visitatori non si comprendono se non si ha ben chiaro il contesto in cui gli estensori si erano formati e vivevano; il contributo di Alberto Ferraboschi, curatore dei fondi manoscritti della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, delinea compiutamente quello che era il “milieu” culturale – inteso nel senso più ampio – reggiano tra 19° e 20° secolo. Sono delineati le ideologie preminenti, le vicende politiche, il quadro religioso in cui la figura e il mito di Matilde assumono un particolare spessore.

Si tratta, dunque, di un volume veramente originale, opera di tre soci della Deputazione, che con le loro specifiche e solide competenze scientifiche hanno saputo compiere un’analisi rilevante e illuminante di questi Registri, che altrimenti sarebbero rimasti celati e finiti nel dimenticatoio. Il volume, pubblicato dalla Nuova Futurgraf, è il quarto della collana “Fonti e Studi” della Deputazione Reggiana.

L’incontro di presentazione è stato introdotto da Andrea Sardo, direttore del Museo di Canossa e da Giuseppe Adriano Rossi, presidente della Deputazione reggiana

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura