Si può dare di più

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Di recente ho interrogato i ragazzi facendo questa domanda: “Chi di voi ama il calcio?” e, come mi aspettavo, è arrivata all’unisono l’alzata di mano di tutti.

“Qualcuno di voi mente” ho replicato notando un po’ di sbigottimento su alcuni volti. Così ho dimostrato ai ragazzi quanto loro credano di amare questo sport, e quanto siano ancora lontani da cosa significhi amare e i sacrifici che questo a volte comporta. Capita così che un ragazzo salti l’allenamento perché oberato di studio, o un altro perché messo in castigo dai genitori per averne combinate di cotte e di crude. Ho provocato i miei giocatori dicendogli che se davvero amassero il calcio troverebbero il tempo di studiare anche la sera, di rinunciare a qualche uscita con gli amici per studiare e non mancare all’allenamento o di non combinare guai per evitare di essere messi in castigo e perdere l’allenamento.

Ho anche aggiunto che giocare, appartenere ad una squadra, così come “appartenere” ad una persona significa avere dei doveri e non rivendicare solo diritti. Siamo in un’epoca in cui gli adolescenti  e, ahimè, molti genitori, pensano di avere solo dei diritti e non dei doveri da assolvere.

Ai ragazzi ho detto che gli unici diritti che hanno sono: divertirsi e trovare campi, attrezzature e persone che li aiutino a migliorare e crescere. Il resto sono solo doveri. “Mister ma io mi sono impegnato” è la frase che mi sento ripetere ogni volta che non convoco un giocatore: non basta. L’impegno e la frequenza agli allenamenti ad una certa età sono sottintesi: deve essere scontato che la dedizione e l’impegno fanno parte dell’attività sportiva. Del resto quando si ama una persona è uguale: dedizione e voglia per questa persona non mancano mai. Non si ama a giorni alterni.

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Ad un certo punto bisogna scontrarsi con tanti altri fattori come le scelte di un allenatore per il bene della squadra  e questo molto spesso comporta escludere alcuni. È a questo punto che provi la febbre al tuo amore per il calcio. È in questi momenti che la passione per questo sport deve fare la differenza: è nei momenti difficili che si mette a nudo fino a dove sei disposto ad arrivare. Facile amare quando tutto va bene. E nel calcio è qui la differenza tra chi potrebbe farcela e chi invece getterà la spugna.  Quanti che mi dicono “non vengo più”,  “smetto” frasi figlie di un’epoca che non ammette sconfitte ma che ci vuole sempre vincenti e in primo piano senza fare fatica. Un po’ come quelli che dicono “ti amo” solo perché non sanno restare da soli. L’amore è anche caparbietà, insistere, credere, avere voglia di non mollare mai.

Al mister tocca il compito di spiegare che un’esclusione non è una sconfitta, ma è solo una tappa di un processo di crescita che riguarda lo sport. Non ammetto il ricatto “non gioco quindi smetto”: se smetti  significa che non ami questo sport, che non sei disposto a tutto pur di giocare.

Al giocatore il compito di farsi trovare sempre pronto, in ogni momento, perché prima poi quel momento arriva. Che sia la partita di un campionato regionale, di un torneo o di un campionato da molti considerato “minore”. Non si ama una donna solo quando mette i tacchi, si trucca ed è elegante. La ami sempre, in ogni momento e con qualsiasi mise. Quella è la tua donna! Il calcio è la tua passione!

E al genitore? Al genitore il compito di spiegare ai figli che ogni cosa va conquistata e meritata con sacrificio, sudore e voglia di mettersi sempre in discussione. Mi fanno ridere quei padri e quelle madri che davanti al rendimento scolastico insufficiente del figlio danno colpa ai professori. Un po’ come se ad ogni sconfitta io dessi colpa all’arbitro. A scuola e in campo ci vanno i ragazzi. Ogni vittoria ha un sapore decisamente più buono se raggiunta e voluta ad ogni costo, nonostante tutti e tutto. E se si perde? si ricomincia!

Consiglio a tutti di leggere questo link : http://sescriviseiunoscrittore.blogspot.it/2017/04/tutti-convocati.html?spref=fb

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