Messaggio del vescovo Massimo alla nostra Chiesa

Stampa articolo Stampa articolo

Pubblichiamo il messaggio che il Vescovo consegna al clero diocesano nella Messa Crismale.

Cari fratelli nel presbiterato e nel diaconato,
scrivo a voi affinché questo mio messaggio possa arrivare a tutti i fedeli delle nostre comunità parrocchiali e delle nostre unità pastorali.
Il 13 maggio prossimo ricorre il centesimo anniversario dalla prima apparizione della Madonna a Fatima in Portogallo. In quel giorno Papa Francesco sarà in preghiera in quel luogo santo. Anche noi, come tutte le Diocesi del mondo, desideriamo partecipare a questo evento con un pellegrinaggio diocesano che andrà dalla Basilica della Ghiara alla Cattedrale e che si concluderà con il rinnovo dell’atto di consacrazione a Maria di tutta la nostra Diocesi e della nostra terra, già compiuto dal mio venerato predecessore mons. Beniamino Socche il 27 giugno 1959, assieme al Vescovo coadiutore di Guastalla, mons. Angelo Zambarbieri.

Le apparizioni della Vergine, di cui la storia della Chiesa recente è costellata, sottoposte tutte al discernimento dell’autorità ecclesiastica, non costituiscono l’oggetto di una nuova rivelazione, né intendono sviare la nostra attenzione dalla persona di Cristo salvatore. Anzi, all’opposto, Maria non fa che ripresentare, in modo semplice ed efficace, le verità fondamentali della fede. Ella indica in suo Figlio il salvatore del mondo a cui tutti dobbiamo guardare per trovare luce e grazia per la nostra vita.

In particolare, che cosa ci dicono ancora oggi le apparizioni di Fatima? Ricordiamole. La Madonna appare a tre pastorelli poveri e analfabeti. È una caratteristica costante delle sue venute tra noi. Maria parla ai piccoli perché sa che il loro cuore può accogliere il suo messaggio e il suo richiamo materno. È un invito per tutti noi a tornare piccoli, per potere, come i pastorelli di Fatima, ospitare e trasmettere le sue parole.

fatima

Ma non solo. Le apparizioni di Fatima avvengono durante il primo conflitto mondiale, all’inizio di quel Novecento che segnerà una delle epoche più buie della nostra storia. “La prima guerra mondiale e la seconda costituiscono una sorta di prisma del male in questo secolo, nel quale, da vari angoli, si riflettono e si possono osservare le principali sfaccettature del male e i suoi effetti perversi: la tragica novità della forma politica totalitaria, nelle versioni dello stalinismo e del nazismo, tipica del Ventesimo secolo, il sistematico ricorso alla menzogna per fabbricare una verità e riscrivere la storia; un programma di negazione di Dio e della sua espulsione dalla vita pubblica e dalle stesse coscienze attraverso un ateismo militante e persecutorio; l’annichilimento e la morte dell’essere umano e il totale disprezzo della dignità della persona, che numericamente si esprime in vittime dell’ordine di grandezza delle decine di milioni, in nome della purezza radicale dell’ideologia, della rivoluzione o della razza, elevate a categoria di nuova divinità; la novità di quella che sarebbe poi stata chiamata la «guerra totale», che, infrangendo codici tradizionalmente accettati, dava il via libera alla liquidazione dei civili e degli innocenti con l’impiego di tutti gli strumenti scientifico-tecnici più moderni” (Antonio Marto, vescovo di Leiria-Fatima, Fatima, il Novecento e il mistero dell’iniquità, in Vita e Pensiero 1/2017).

La voce di Maria, il suo invito alla conversione, alla preghiera e alla penitenza risuona dunque nel cuore del Novecento e risuona ancora all’inizio di questo secolo, attraversato anch’esso da guerre terribili e dal terrorismo. Quest’ultimo sembra non risparmiare nessuno in nome di un folle progetto distruttivo suscitato anche dal nichilismo del nostro Occidente.

Maria è intervenuta per assicurarci che Dio non è lontano da noi e dalla nostra storia, che Egli si curva con compassione sulla devastazione operata dal peccato e sulla sofferenza del mondo e della Chiesa. Ella raccomanda ai suoi figli di tornare a Dio, di riconoscerlo come Signore della storia, di adorarlo come il centro della vita, di riaccendere nei cuori l’amore per lui e la riparazione dei peccati.

Come ebbe a dire il card. Joseph Ratzinger parlando a Fatima: “Maria ha parlato ai piccoli, ai minori, ai senza voce, a quelli che non contano, in questo mondo illuminato, pieno di orgoglio di sapere e fede nel progresso e, nello stesso tempo pieno di distruzioni, pieno di paura e di disperazione” (J. Ratzinger, Il segno di Cana in Communio 205).

Grazia e misericordia sono le parole dell’ultima apparizione a Lucia, la sintesi del messaggio di Fatima. La misericordia di Dio, che è grazia per l’uomo, si manifesta nel richiamo continuo al cambiamento della vita, alla conversione che sola può darci gioia, anzi felicità. Il messaggio di Maria fonda la nostra speranza. In un tempo così drammatico come il nostro, pieno di incertezze e di paure, pregare Maria, consacrare a lei la nostra vita, vuol dire mettere un fondamento sicuro per la costruzione di un futuro prossimo e lontano.

Vi invito perciò a partecipare o a unirvi spiritualmente alla nostra preghiera del 13 maggio. La Madonna otterrà per tutti noi una luce nuova e una nuova esperienza della sua maternità.

Giovedì Santo 2017

+ Massimo Camisasca

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana