In mostra a Perugia il dipinto della “Madonna del Giglio”

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Dopo essere stato prelevato dalla sua sede all’interno del quadro del Mastelletta, protetto in una cassa appositamente studiata, sotto la supervisione dei funzionari dell’ufficio beni culturali della diocesi e della soprintendenza, è partito nei giorni scorsi alla volta di Perugia il dipinto della Madonna del Giglio.

Considerata abitualmente copia da un originale di Giovan Battista Salvi, sulla base di documenti d’archivio recentemente scoperti, il dipinto è ora da assegnare direttamente al pennello del pittore, conosciuto come il Sassoferrato dalla cittadina marchigiana che gli diede i natali.

Per il quadro è un “ritorno a casa”. Da Perugia, infatti, era pervenuto alla chiesa del monastero reggiano di s. Pietro negli anni ’30 del Seicento, replica del dipinto realizzato dallo stesso Sassoferrato per i monaci benedettini della cittadina umbra.

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Occasione della trasferta dell’opera reggiana è la prima mostra monografica su un pittore che scelse Perugia come sua città di adozione, lasciando nelle sue chiese un notevole numero di dipinti, caratterizzati da suggestioni che spaziano da Lotto a Domenichino, con una forte ripresa del linguaggio di Perugino e del suo massimo allievo, Raffaello Sanzio.

L’esposizione, che ha il suggestivo titolo Sassoferrato. Dal Louvre a San Pietro. La collezione riunita, è stata curata da Cristina Galassi, docente presso l’ateneo locale e da Vittorio Sgarbi, notissimo critico d’arte. Inaugurata lo scorso 7 aprile negli spazi del monumentale complesso benedettino di san Pietro, chiuderà i battenti il 1 ottobre 2017

Una quarantina le tele in mostra, con capolavori provenienti da varie raccolte pubbliche e private italiane e straniere, tra i quali la Giuditta con la testa di Oloferne, un dipinto che non è esagerato includere tra i capolavori del Seicento italiano; la grande Annunciazione della Vergine, opera di rara finezza esecutiva; la Madonna con il Bambino e Santa Caterina da Siena, concessa dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, autentico vertice della pittura religiosa del Seicento.

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Uno spazio significativo della mostra è riservato all’iconografia della Madonna del Giglio, immagine devozionale che assicurò grande notorietà al Sassoferrato. Tre le versioni esposte: due provenienti da Reggio Emilia e Modena, la terza conservata nel complesso monastico di Perugia, sede dell’esposizione. In queste opere l’artista riprende un’antica icona di culto realizzata da Giovanni di Pietro detto lo Spagna, dotatissimo seguace di Perugino e Raffaello.

La mostra perugina è un ulteriore pretesto per un tour in una regione quale l’Umbria che non manca di fascino per il suo paesaggio, la sua arte, la sua storia, la sua cucina, e ora per apprezzare ancora di più un dipinto reggiano all’interno di un contesto culturale che ne accresce valore ed eloquenza.

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