Studentesse giapponesi alla scuola «Elisa Lari»

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«Voi parlate di Dio ai bambini e lavorate col cuore…»

La notizia non è che una delegazione di insegnanti e studenti giapponesi sia stata in visita alla scuola Elisa Lari, quella vera è che dal 2012 delegazioni straniere, provenienti dalla Turchia, dalla Svizzera e dall’India e dal Paese del Sol Levante, visitano periodicamente la struttura scolastica sorta nei pressi della parrocchia dell’Ospizio.
La scuola materna, allora, si chiamava “Piccola opera di Ospizio”: è stata fondata nel 1925 dal parroco don Primo Carretti e subito presa per mano dalla presidente Elisa Lari, sua instancabile collaboratrice.
Sostenuta fin dai suoi albori dalla solidarietà e dal forte consenso del quartiere, è cresciuta negli anni difficili del dopoguerra con l’aumentare dalla popolazione, che andava ad abitare i grandi edifici in via di costruzione; infatti è stata poi ampliata e completamente rinnovata nel 1965, cambiando anche il suo nome e venendo dedicata alla sua prima presidente. Viene ricostruita completamente nella sua attuale sede in via Paradisi nel 1986, quando una poco lungimirante decisione dell’Amministrazione comunale prevede di costruire una strada a scorrimento veloce che taglia in due il quartiere, soffocando fra rumore e traffico non solo la struttura scolastica, ma anche tutte le case attorno. Ma come si sa, non tutto il male vien per nuocere e oggi la scuola “Elisa Lari” è al centro di un bel parco, tremila metri di terra, e può essere considerata un vero gioiello di architettura scolastica.

Proprio questo gioiello sembra attirare l’attenzione di tante delegazioni straniere, ovviamente non solo interessate agli ambienti, ma anche e soprattutto ai metodi didattici che vengono offerti ai bambini che decidono di frequentarla.
Ma torniamo alla notizia: le 14 studentesse dell’Università di Tokio, accompagnate da quattro insegnanti, sono state ricevute dalla direttrice Carmela Adani il pomeriggio del 21 marzo scorso e all’entrata nel grande salone al centro della scuola sono state accolte dai bambini con un rumoroso “konniciwa”, il ciao pomeridiano della lingua nipponica.

Continua a leggere l’articolo di Giuseppe Maria Codazzi su La Libertà dell’8 aprile

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