La buona notizia

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Questo racconto di Franco Zanichelli è tratto dal libro “Così è la vita, più o meno”.

La buona notizia se ne stava lì, in una delle pagine interne del giornale, ancora incredula di esserci. Tempi duri per le buone notizie, schiacciate da omicidi, stragi, stupri e altri fatti di sangue che monopolizzano il giornale e non lasciano spazio ad altro.
“La buona notizia”, si diceva, “non rende sul piano giornalistico, non fa vendere, non fa notizia”. La gente ha bisogno di emozioni forti, di pugni allo stomaco, se no non legge e, soprattutto, non compra il giornale.
Per questo si meravigliava di essere lì e che fosse stato riservato uno spazio tutto per lei.
“Chi è che ha scritto ’sta roba?”, aveva tuonato il capo redattore, “non siamo mica l’Opera Pia!”, aveva continuato lanciando uno sguardo di fuoco al giovanissimo redattore, reo di aver steso la velina e di avergliela lasciata sulla scrivania.

La buona notizia, a quel punto, aveva avuto paura di essere appallottolata e gettata nel cestino: era una sorte capitata a tante sue colleghe e si preparava a fare la stessa fine, ma non era successo così.
Finita la sfuriata, il capo redattore infatti l’aveva guardata ancora una volta e poi l’aveva appoggiata, quasi con una sorta di rispetto, fra le veline in odore di pubblicazione. E lei aveva cominciato a sperare.

Leggi tutto l’articolo di Franco Zanichelli su La Libertà dell’8 aprile 

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