La missione in Rwanda

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La nostra Diocesi cammina con quella di Kibungo, in Rwanda. Il progetto “Amahoro” (“pace” in kinyarwuanda), è nato in seguito al genocidio del 1994, su iniziativa di don Luigi Guglielmi, e ad oggi ha portato alla luce 3 Case, localizzate a Mukarange, Kabarondo e Bare, quale segno di condivisione e cammino con il popolo rwandese. Le Case Amahoro, fondate sul servizio ai più piccoli, sono delle vere e proprie famiglie allargate, dove le volontarie rwandesi e le comunità parrocchiali accolgono e vivono con persone che sono in gravi difficoltà e nel bisogno, senza distinzione di etnia. Nella quotidianità della condivisione, quest’opera guarda al recupero della fratellanza ferita, attraverso la via della consolazione e della ricostruzione.

Il Rwanda:
usanze e tradizioni
1. Quando un vicino di casa è ammalato o subisce un trauma, bisogna aiutarlo assistendo i figli e la famiglia, fin quando la persona non si rimette o guarisce.
2. Quando un vicino di casa ha degli ospiti, anche all’ultimo minuto, lo si aiuta ad accogliere al meglio l’ospite (ad esempio cucinare, prestare le coperte, eccetera).
3. Al mattino gli uomini vanno a lavorare nei campi e tornano a casa alla sera. Quando ci si mette a tavola, mangiano prima i bambini poi i genitori.
4. Quando una donna incinta deve partorire, nel villaggio si suona un corno: quel suono sta a significare che tutti gli uomini devono prendere una stuoia (ingobyi) e portare la donna al dispensario, una sorta di ospedale. A causa della distanza dal villaggio al dispensario (il tragitto viene fatto a piedi), la donna o il bambino possono rischiare di morire se non ricevono l’assistenza per tempo.
5. I vestiti e le scarpe non sono importanti, l’importante è mangiare. Una donna si veste con due pagne (pezzi di stoffa tenuti insieme con l’aiuto di una corda). L’uomo usa solo un pezzo di stoffa per la parte inferiore del corpo.
6. I bambini hanno il compito di andare a prendere l’acqua alla sorgente con un calabasso (una zucca vuota). La sorgente può distare anche mezz’ora di cammino e di solito i bambini vengono accompagnati da un adulto del villaggio.

Continua a leggere l’articolo nella pagina Quaresima missionaria su La libertà dell’1 aprile

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana