Qui ACG: il ritiro di Quaresima, che weekend esagerato!

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“Perché si usano milioni di euro per mettere a posto la chiesa? Non si potrebbero usare per i poveri che ne hanno più bisogno?!”. Frasi come queste ne abbiamo sentite (o dette) tutti, è un ritornello che ogni tanto torna e non del tutto dissimile da quello che è echeggiato in una casa di Betania, un paio di millenni fa: “Perché sprecare tutto quel nardo costosissimo per i piedi del Maestro?! Non si poteva vendere e darne il ricavato ai poveri?”.

Ma facciamo un passo indietro. In preparazione al pellegrinaggio in Terra Santa, i giovani di Azione Cattolica stanno svolgendo un percorso che li porta ogni volta ad incontrare Gesù in un aspetto della sua vita quotidiana, simboleggiata da un luogo geografico ben preciso. Sabato 18 e domenica 19 marzo al Baccanello di Guastalla si è svolto il ritiro di Quaresima per i giovani; sembrava quindi scontato ambientarlo a Gerusalemme… ma abbiamo preferito vedere come Gesù stesso si è preparato alla sua Pasqua, quali sono stati i suoi ultimi incontri. Ebbene, il Vangelo ci racconta che la sera prima di entrare nella capitale tra le palme e le acclamazioni, il Messia scelse di cenare insieme al suo amico Lazzaro, e alle sue sorelle Marta e Maria. Una serata tra amici, in intimità, tra cose buone da mangiare e confidenze sincere. E sprechi. Già, come quello che compie Maria e che spiazza la serata. Tanto di quel nardo sprecato da riempire la casa di profumo, tanto che – probabilmente – sei giorni dopo Gesù in croce ancora ne odorava. Ma non solo: il gesto che Gesù riceve quella sera non è forse lo stesso che lui farà qualche giorno dopo ai suoi discepoli? E anche in quel caso, non li scandalizzerà forse per aver “esagerato” nell’umiltà?

Le riflessioni del ritiro, predicato dal nostro assistente don Francesco Avanzi, sono dunque partite dallo spreco che è possibile nella nostra vita solo quando ci rapportiamo con verità alle scelte che ci propone, e non quando puntiamo ad andare sulla cima della montagna e poi “ci fermiamo al primo ristorante”. Lo spreco nelle relazioni, nella vita di tutti i giorni, è lo stesso che ha accompagnato Gesù fino alla fine: non c’è da stupirsi quindi se si è sprecato su una croce come un miserabile, senza preservarsi per predicare ad altri popoli, in altre città. L’esagerazione nella sofferenza dunque è stato l’argomento su cui i giovani hanno successivamente meditato: ad ognuno è poi stato chiesto di riflettere su una stazione della Via Crucis, scenario principale dello spreco del dolore. Il frutto è stato una bellissima Via Crucis con meditazioni personali, percorsa sotto il cielo stellato lungo l’argine del Po.

Continua a leggere tutto l’articolo di Elena Oleari su La Libertà dell’1 aprile 

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