Musica sacra, una nube luminosa

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Il discorso del Papa al convegno internazionale di Roma

Lo scorso 4 marzo papa Francesco ha rivolto un discorso ai partecipanti al Convegno internazionale sulla musica sacra che aveva come titolo “Musica e Chiesa: culto e cultura a 50 anni dalla Musicam Sacram”.
Accogliendo l’incoraggiamento del Santo Padre nel “non perdere di vista questo obiettivo: aiutare l’assemblea liturgica e il popolo di Dio a percepire e partecipare, con tutti i sensi, fisici e spirituali, al mistero di Dio”, l’occasione di queste parole rappresenta anche un fruttuoso stimolo per approfondire, pur in estrema sintesi, alcune affermazioni che trovano le proprie radici nella sollecitudine che la Chiesa da sempre, e soprattutto in questo ultimo secolo, ha avuto nel promuovere la musica sacra nella liturgia. Memori del cammino fatto, partendo da san Pio X (Motu Proprio “Tra le sollecitudini”, del 1903), tra i contributi importanti menzioniamo: “Sacrosanctum Concilium” (SC, Costituzione sulla sacra liturgia del Concilio Vaticano II del 1963), “Musicam Sacram” (MS, Istruzione della sacra congregazione dei riti, 1967), il “Chirografo” del 2003 di san Giovanni Paolo II, le indicazioni fornite dal Messale Romano.

“La musica sacra e il canto liturgico hanno il compito di donarci il senso della gloria di Dio, della sua bellezza, della sua santità che ci avvolge come «nube luminosa»”. A queste parole di papa Francesco potremmo associare l’inizio dell’Oratorio sulla Creazione di Haydn quando, all’affermazione “e la luce fu”, un’esplosione di suono avvolge di bellezza ogni ascoltatore, facendolo partecipe di un nuovo modo di sentire quanto lo circonda.
La suggestione suscitata dall’immagine della nube luminosa, segno della presenza/manifestazione di Dio (Teofania) e descrizione di quanto avviene in una liturgia, fa tornare subito alla nostra mente molte immagini bibliche nelle quali, in vario modo, si descrive la partecipazione dell’uomo alla vita di Dio.

“Il Tuo volto Signore io cerco” (Sal 26): con queste parole il popolo d’Israele ha espresso il desiderio dell’uomo di vivere l’incontro con Dio. La nube guida il popolo nel deserto, riempie il tempio della gloria di Dio e, continuando nel corso dei secoli, arriva ad avvolgere tre discepoli nel momento in cui una voce afferma “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (Mt 17,5). Con tali suggestioni papa Francesco ha richiamato alla memoria alcuni passi significativi che la Chiesa, nel suo ruolo di insegnamento, in questo ultimo secolo ha indirizzato a tutti i fedeli e in particolar modo a coloro che, nella liturgia, svolgono un prezioso servizio.

Leggi tutto l’articolo di Matteo Bondavalli su La Libertà del 25 marzo

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Pubblicato in Articoli, Società & Cultura