Al gusto di salame

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Pubblichiamo questo racconto del reggiano Franco Zanichelli, che ha vinto il terzo premio della 10a edizione del Concorso letterario “Stefano Marello” di Torino.

“Domenica tutti in bici al castello di Canossa. Ritrovo ore 7,00 sul piazzale del Duomo; ritorno previsto per le ore 18,00. Pranzo al sacco. Partecipate!”.
Così diceva il cartello affisso sulla porta dell’oratorio: la domenica in questione era domenica 24 giugno 1956, i “tutti” erano i ragazzi della parrocchia del Duomo, il castello di Canossa era (ed è) quello che tutti conoscono, quello di Matilde e di Enrico IV di medioevale memoria.
Dall’alto dei miei tredici anni leggevo il cartello con una punta di amarezza e di rabbia: la gita in bici d’inizio estate della parrocchia era infatti riservata ai ragazzi “grandi”, quelli da quattordici anni in su e io ero, nel gergo di allora, T.F., tagliato fuori. E la cosa mi rugava.

Decisi di effettuare un assalto a don Ennio, il nostro curato, per ottenere una deroga alla regola.
Don Ennio giocava bene a calcio. Si diceva che la chiamata di Nostro Signore fosse stata contemporanea a quella di una grande squadra di calcio di serie A che lo voleva nelle sue file. Prevalse per fortuna nostra e della Chiesa la chiamata di Nostro Signore che così ce lo regalò. Sapevo che era la persona giusta, un po’ per via dello spirito di carità cristiana che lo animava e un po’ per la sua passione per il gioco del calcio. Godevo infatti all’interno del gruppo dei ragazzi del Duomo di una certa fama di atleta per via delle mie buone doti di giocatore di calcio e su questa feci leva per ottenere il pass desiderato: e lo ottenni.
Di fronte alle rimostranze dei più grandi che paventavano problemi e rallentamenti per via della mia giovane età, don Ennio dichiarò che si prendeva lui la responsabilità e che ci avrebbe pensato lui.

Leggi tutto l’articolo di Franco Zanichelli su La Libertà del 18 marzo

 

ciclisti amatoriali

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura