La foresta di don Daniele

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In vista dell’ordinazione episcopale di domenica prossima, pubblichiamo nelle pagine missionarie questo articolo su don Daniele Gianotti in Rwanda.

Forse non tutti sanno che nel cuore dell’Africa centrale, non lontano da dove le distese di banano incontrano il fiume Kagera, c’è una foresta. È piccola e fitta. Densa di tronchi che cercano la luce, a fianco di altri “presi in prestito” per costruire qualche capanna. Ogni membro della Casa Amahoro saprebbe condurti alla foresta, perché tutti sanno che quella è la foresta di don Daniele.
L’amicizia di don Daniele con il Rwanda non è cosa recente. Si sa che in lui batte un cuore nerafricano da lunga data. Dopo la scomparsa di don Luigi Guglielmi, infatti, don Daniele inizia a seguire il Progetto Amahoro, accompagnando e seguendo i volontari, visitando le Case Amahoro, collaborando con vescovi e sacerdoti rwandesi, approfondendo la geopolitica dell’Africa centrale, testimoniando quella realtà ecclesiale nella nostra diocesi. Come ha fatto a fare (anche) questo? Noi lo sappiamo.

Ebbene sì, se non ci eravate arrivati da soli, oggi capirete che don Daniele non è del tutto normale. Don Daniele ha dei superpoteri. Per chi l’ha visto muoversi sulla terra rossa, l’evidenza è lampante. Diversi superpoteri si sommano in un sacerdote apparentemente comune. Innanzitutto, il dono dell’invisibilità. Nelle sue visite alle Case Amahoro, don Daniele entra in punta di piedi, riuscendo a impastarsi nella vita di casa in modo naturale. E chi è stato in Africa ben sa quanto per un europeo (e ancor di più per un sacerdote europeo) sia difficile schivare riverenze, accoglienze, discorsi, onorificenze, inviti e concedersi delle tranquille giornate tra gli ospiti di casa.
Okay, che fosse intelligente lo sapevamo tutti, ma da lì a celebrare Messa in lingua bantu e arrivare perfino a trascrivere la liturgia delle ore in rwandese come un vero padre bianco amanuense facendo copia incolla da vecchi manoscritti… Beh, tanto di cappello.
Oltre a questi, potremmo ricordare il superpotere meno appariscente del tessitore.

Continua a leggere tutto l’articolo a firma gruppo Amahoro su La Libertà del 18 marzo 

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana