Sander, la fisiognomica e il silenzio

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A metà degli anni ’80 Franco Battiato, che in precedenza aveva dichiarato di volersi dedicare esclusivamente alla lirica, durante la stesura della sua seconda opera, dal titolo ‘Gilgamesh’, aveva scritto diversi pezzi che poco si adattavano al melodramma e decise, nel 1988, di incidere un nuovo album dal titolo ‘Fisiognomica’. Il disco ebbe subito un grande successo, tanto che un anno dopo ne eseguì tre pezzi in Sala Nervi alla presenza di Giovanni Paolo II: ‘E ti vengo a cercare’, ‘L’Oceano di silenzio’ e ‘Nomadi’, quest’ultimo scritto da Juri Camisasca al secolo Roberto Camisasca!

Tutto questo per introdurre i temi di questa puntata, la fisiognomica appunto e il silenzio.

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Lombroso

La prima è una disciplina, mai riuscita ad elevarsi al rango di vera o propria scienza, che vorrebbe ricavare dall’aspetto fisico di una persona il suo carattere, la sua psicologia e le sue tendenze.

Questa pretesa era nota fin dai tempi di Aristotele, sembra proprio che questo filosofo greco ci vada sempre di mezzo, ma anche artisti geniali come Leonardo e Michelangelo se ne appassionarono, a Reggio la conosciamo per via di un certo Cesare Lombroso a cui è stato dedicato un padiglione del vecchio manicomio e che la utilizzò abbondantemente per catalogare, sarebbe meglio usare schedare, le tendenze dell’essere umano.

Questa disciplina o pseudo-scienza, come viene chiamata spesso, ha parecchio a che fare con la fotografia. Infatti tutte le volte che mettiamo in posa il nostro soggetto: sorridi o stai serio, mettiti di fianco e guarda dritto in macchina, solleva un po’ il mento e abbassa le spalle, non facciamo forse un’operazione di fisiognomica? Non vogliamo far assumere al nostro soggetto una caratteristica che lo connoti?

August Sander, (1876-1964), nella sua opera ‘Gente del XX° secolo’ fa proprio un’operazione di fisiognomica, che allora andava molto di moda anche in Germania, solo che invece di farlo su un soggetto e basta, siccome lui è tedesco e le cose le deve fare per bene, si mette in testa di fare il ritratto della sua nazione, la Germania.

Compila il suo bel documento programmatico e inizia il lavoro che suddividerà poi in sette sezioni: il contadino, il lavoratore, la donna, le posizioni sociali, l’artista, la città ed infine gli ultimi.

Muratore

Soldato

 

Riesce a pubblicare la prima parte della sua ricerca nel 1929 con il titolo ‘Antlitz der Zeit’ (Volti contemporanei’), ma durante il regime nazista il suo lavoro subisce numerose restrizioni, chiamiamole così, infatti tutte le copie del libro rimaste invendute vengono distrutte e così pure i cliché tipografici; il volto della Germania ritratto da Sander non piaceva a quelli che marciavano con il passo dell’oca e così il nostro fotografo si ritira in campagna a Kuchhausen, una cinquantina di chilometri da Colonia, continuando il suo lavoro fra i contadini delle campagne e lungo il fiume Reno.

Ci si dimentica di lui fino al 1951 quando alla Photokina di Colonia decide di esporre alcune delle sue immagini. Immediatamente lo Stadtmuseum della città si interessa al suo lavoro e decide di acquistarlo in toto, lui chiede però 25.000 marchi, un bel po’ per quei tempi e molti si domandano se vale la pena spendere tutti quei soldi per delle fotografie, com’è come non è il museo riesce a condurre in porto l’acquisto e oggi l’intero corpo è un vanto per la città. La definitiva consacrazione della sua opera avviene però con l’esposizione al MoMA di New York del 1969; purtroppo il nostro August era morto quattro anni prima e non potrà godere dell’immortalità acquisita dalle sue immagini, possiamo farlo noi armandoci di pazienza per andare a visitare i due siti sottoelencati:

augustsander.org

www.moma.org/artists/5145?locale

Un ultimo pensiero vi lascio se volete continuare a leggere.

Il silenzio che ha circondato per tanti decenni l’opera di Sander, mi fa pensare al tanto chiasso che si fa oggigiorno sulla fotografia e quando si fa tanto chiasso è meglio ritirarsi, come ha fatto il nostro amico fotografo, e stare in silenzio, perché tanto quello che dici non viene ascoltato da nessuno: chi ha orecchi per intendere…

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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