Testamento biologico: è proprio una questione di vita e/o di morte?

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Eccessiva enfatizzazione mediatica
Sui media in questi giorni si sta enfatizzando molto il problema del testamento biologico su cui il Parlamento da diverso tempo sta discutendo al fine di promulgare una legge. Sono le cosiddette DAT, che significa disposizioni anticipate di trattamento. Si tratta cioè di dare al cittadino la possibilità di esprimere la propria volontà a priori rispetto a trattamenti che potrebbero essergli erogati in tempi successivi, qualora non fosse in grado di esprimere in quel momento la propria volontà.

Abbiamo assistito sulla stampa nazionale e sulle principali reti televisive a una escalation di interventi, talora per nulla appropriati, dai quali sembrerebbe che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica voglia assolutamente questa legge. Sembrerebbe quindi veramente una questione di vita o di morte.

Una problematica che in realtà coinvolge pochi
In realtà la mia impressione, da medico che da oltre 36 anni calca le corsie di un ospedale in un reparto di medicina interna e che di malati ne ha visti proprio tanti, è che le cose non stiano proprio così. A chi è malato e ai familiari dei malati quello che interessa è poter usufruire delle cure adeguate, ma soprattutto di potersi appoggiare a qualcuno in quella che si può definire la relazione di cura.
Non tanto quindi cure tecnologicamente super avanzate, ma un medico, un infermiere che si china su di te, che ti prende la mano, che ti ascolta, t’incoraggia e che a volte , con parole semplici, è in grado anche di dirti delle verità che potrebbero risultare scomode o faticose da accettare.

Leggi l’intero articolo di Giuseppe Chesi, dei Medici cattolici Reggio Emilia, su La Libertà del 4 marzo

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Pubblicato in Articoli, Società & Cultura