Concerto di campane per papa Francesco

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Come tutte le storie degne di questo nome anche quella che andiamo a raccontare parte da lontano, per andare a finire, come di consueto, in un modo che nessuno si sarebbe mai immaginato.
Ora è cosa nota che durante il mese di maggio la gente si riunisce alla sera per recitare il santo Rosario nei cortili delle città o nelle varie edicole, pievi e cappelle, che stanno spesso ai crocicchi delle strade della nostra campagna.
Lo scorso anno alla fine del mese questa antica devozione popolare si svolgeva davanti ad una cappella appena restaurata a San Giovanni della Fossa, presenti il parroco don Carlo Fantini e il direttore dell’Ufficio diocesano Beni culturali monsignor Tiziano Ghirelli, che accompagnavano nella preghiera i numerosi fedeli convenuti. La funzione si concludeva con un festoso concerto di campane, offerto dalla prodigalità di Arnaldo Mussini e Gabriele Fornaciari. Offerto perché i due, che andremo a conoscere più avanti, avevano acquistato, qualche tempo prima di tasca propria, l’intero concerto composto da cinque campane con le note, in rigoroso ordine di apparizione: Fa, Sol, Do, Re e Mi.

Il primo, Arnaldo classe 1941, si può dire che abbia sempre vissuto all’ombra del campanile di Rio Saliceto; fin da bambino si arrampicava su per la torre per andare a vedere – suonare non si poteva per via del parroco – le sue amate campane. Fatto sta che diventa così il sagrestano della chiesa con il compito, finalmente, di suonare a botti, a distesa o a martello tutte le volte che era necessario, anche se alzarsi d’estate alle cinque della mattina per suonare l’Ave Maria, prima di andare a mungere in stalla, a volte costava un po’ di fatica, ma la passione eccetera eccetera. Arnaldo è contadino, figlio di contadini, con un bel fondo da coltivare metà a vigna e metà a frumento e granoturco, lavorando il quale si è guadagnato il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana, mentre con l’impegno in parrocchia il soprannome di ‘Vaticano II’, come a dire che era sempre un passo davanti agli altri.
Stessa storia per Gabriele, solo di un anno più vecchio; infatti non cambia l’ombra sotto la quale cresce, non cambia il lavoro, contadino pure lui, e neppure l’amore per le campane, cambia solo il luogo: San Giovanni della Fossa.

Leggi tutto l’articolo di Giuseppe Maria Codazzi su La Libertà del 25 febbraio

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