«C’è da far rinascere la persona»

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Lezione del cardinale Caffarra su matrimonio e famiglia

È un cardinale Carlo Caffarra in forma e perfino spiritoso quello che si presenta all’Hotel President di Correggio nel pomeriggio di domenica 12 febbraio, ospite del Circolo culturale “Frassati”.
“Non è quello che abbiamo conosciuto in televisione”, commenta con una battuta nel finale il vescovo Massimo Camisasca, che in apertura d’incontro, dopo l’introduzione del vicario foraneo don Carlo Castellini, ricorda i suoi svariati intrecci di vita con l’arcivescovo emerito di Bologna. Quattro le tappe essenziali: all’inizio degli anni Settanta, quando il giovane don Carlo impartiva lezioni di teologia morale; gli anni 1978-1991, quando don Massimo era stato trasferito a Roma e Caffarra avviava il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II; il 1986, quando Camisasca fu chiamato a insegnare gnoseologia e metafisica nel medesimo Istituto, di cui dal 1989 fu vicepreside; infine, gli ultimi anni in cui il porporato ha presieduto la Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, senza contare nel frattempo le innumerevoli occasioni d’incontro in via Boccea a Roma quando il pastore prima di Ferrara poi di Bologna partecipava alle assemblee della Cei.
“È bello lavorare con lui”: il vescovo Massimo sintetizza così quasi quarant’anni di frequentazioni e di comune passione per gli studi su matrimonio e famiglia.

Il piatto forte di Caffarra, lo stesso che anche oggi viene servito al numeroso pubblico dell’Hotel President, tra cui diversi sacerdoti, a cominciare dal parroco don Sergio Pellati. “Matrimonio e famiglia: perché tanto interesse nella Chiesa?” è giustappunto il titolo. Un interesse che da Leone XIII in poi è cresciuto; san Giovanni Paolo II ne ha fatto la cifra del pontificato, e Francesco, dopo due Sinodi tematici, ha promulgato il documento più lungo in materia, l’Esortazione apostolica Amoris laetitia. Inoltre, dal dopoguerra in qua, la Chiesa ha preso a beatificare e canonizzare più spesso uomini e donne coniugati, quando non addirittura coppie di sposi.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 18 febbraio

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