I «Giusti» e la banalità del bene

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Di seguito, la seconda e ultima parte della relazione preparata dal nostro collaboratore Luigi Rigazzi sulla Resistenza ebraica nell’Est Europa; la prima si trova su La Libertà del 4 febbraio a pagina 14. Per quanti leggono (anche) l’edizione digitale, sono disponibili – cliccando sui contenuti extra di questa pagina – tutte le note al testo e la una bibliografia consigliata.

I casi che abbiamo esaminato pongono fine alla leggenda della passività di andare a morire come degli agnelli sacrificali da parte della popolazione ebraica. A tale proposito Primo Levi scrive: Con altrettanta frequenza, e con anche più aspro accenno accusatorio, ci viene chiesto: “Perché non vi siete ribellati?”. Questa domanda è quantitativamente diversa dalla precedente, ma di natura simile, e anch’essa si fonda su uno stereotipo. […] In primo luogo: non è vero che in nessun Lager abbiano avuto luogo rivolte. Sono state più volte descritte, con abbondanza di particolari, le rivolte di Treblinka, di Sobibòr, di Birchenau. […]
Furono imprese di estrema audacia, degne del più profondo rispetto, ma nessuna di esse si concluse con la vittoria, si intende la liberazione del campo […] Costarono un prezzo spaventoso in termine di vite umane e di sofferenze collettive, inferte a titolo di rappresaglia, ma valsero e valgano a dimostrare che è falso affermare che i prigionieri del Lager tedeschi non abbiano mai tentato di ribellarsi 20.
Si ha notizia che oltre 30.000 persone siano fuggite dai ghetti o dai campi della morte, riuscendo a raggiungere le varie bande partigiane che operavano già nei vari territori.
Ora vedremo alcune storie di Resistenza passiva, ma di immenso valore, sia civico che culturale, portate a termine.

Leggi la nuova puntata del saggio di Luigi Rigazzi su La Libertà dell’11 febbraio

OskarSchindler

 

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