Decisioni da prendere

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Essere genitore credo sia il “mestiere” più bello e difficile al mondo. Credo anche che essere adulti che si prendono cura dei ragazzi sia un mestiere altrettanto bello e difficile.

Spesso non ci si pensa, ma essere allenatori significa dover decidere per il bene dei propri ragazzi cercando di non deludere un individuo e non alterare l’armonia di un gruppo di venti persone.

Una squadra di adolescenti è uno splendido crogiolo di caratteri: apparentemente tutti uguali ma in realtà tutti così diversi.

Capita così che il mister, da solo, perché è il ruolo che glielo impone, debba prendere delle decisioni, anche “dolorose”: togliere un ragazzo dopo venti minuti dall’inizio della partita; allontanarne un altro dagli allenamenti per una settimana per comportamento scorretto; non convocare qualcuno alla partita domenicale.

Decisioni che non sono affatto semplici quando vuoi bene ai tuoi giocatori, eppure necessarie per crescere. Spesso capita che i ragazzi non capiscano: è normale che a 15 anni non si  riesca a capire certe scelte. Altrettanto spesso capita che a non capire le decisioni di un allenatore siano i genitori e la cosa mi spiace.

Penso di conoscere abbastanza i miei ragazzi: le sfumature dei loro caratteri, le loro fragilità, i loro punti di forza. Quello che vorrei far capire loro attraverso le mie scelte è che la realtà non è quel telefono che quotidianamente hanno tra le mani per molte ore. Del resto il messaggio che passa dai new media è che ognuno può fare ciò che gli piace e ciò che vuole, senza essere messo in discussione da altri. Questo è l’individualismo. Cosa che stride molto in uno sport di squadra come il calcio. La felicità non è questa.

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La felicità è invece l’arrivo a nuovi traguardi, conquistati con sacrificio e con il sudore; felicità è la condivisione di gioie ma anche dei momenti più dolorosi con le persone che si amano, perché è con il gruppo, è con gli altri che si provano sentimenti, emozioni belle o brutte che siano.

E più si diventa grandi, più le responsabilità sembreranno montagne impossibili da scalare. E la mia “funzione” di adulto è quella di prendermi cura dei miei ragazzi. Di dedicare loro parte del mio tempo per accompagnarli verso il loro futuro, anche se spesso le mie decisioni non vengono capite fin da subito.

Sostituire un ragazzo dopo venti minuti, uno di quelli dal carattere più sensibile non è stato facile. Certe decisioni vanno prese in cinque secondi e devi tenere conto della persona ma anche della squadra. Durante l’allenamento del giovedì ho spiegato a quel ragazzo il perché della mia scelta e ho esordito dicendogli “l’ho fatto perché ti voglio bene”, “perché credo che tu possa fare meglio e di più”.

Oggi ha fatto una partita fantastica, rinfrancato nello spirito e nella voglia. Ha capito, e ha sentito la mia fiducia e quella dei compagni.

Sempre oggi, d’accordo con la mia società, abbiamo deciso che un ragazzo non potrà fare allenamento per una settimana perché ha infranto le regole. Altra scelta che lui di sicuro non ha capito, anzi ha contestato, ma che un domani lo forgerà nel carattere. Le regole esistono per questo.

Giuste o sbagliate anche le scelte più “dure”, se fatte con uno sguardo al futuro, portano frutto. La difficoltà è spronare i ragazzi a spostare il loro orizzonte, guardando al domani e non solo al loro presente, anche perchè il mio vero obiettivo è forgiare uomini e non solo calciatori.

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