Giornata della Memoria

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“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.[…]”

Tutti noi conosciamo Primo Levi, l’autore di queste parole.
Sappiamo la storia da cui nascono, il momento più buio della storia dell’umanità e della storia di molti uomini e donne.
Forse però non conosciamo o non ricordiamo quello che ha permesso a Primo Levi di scrivere queste parole: la chimica.
È essenzialmente grazie alla chimica che noi oggi possiamo leggere la preziosa testimonianza di “Se questo è un uomo”. Primo Levi era infatti un giovane laureato in chimica quando venne catturato dai nazisti. Era riuscito a terminare gli studi nonostante le leggi razziali, ma non poteva certo immaginare che i suoi studi gli avrebbero salvato la vita una volta internato nel campo di concentramento di Auschwitz.
Come sappiamo le condizioni di vita nei campi di concentramento erano pensate per essere soprattutto condizioni di morte per i deportati; Levi ebbe però la fortuna di essere deportato non nel campo di Auschwitz I (campo di sterminio) ma in Auschwitz III (campo di lavoro).

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Primo Levi nel 1938

Qui, come racconta in un apposito capitolo nel suo libro, venne sottoposto ad un esame di chimica che superò e che gli permise di lavorare in laboratorio ed essere quindi sottratto ai lavori più pesanti che si rivelavano spesso mortali per la maggior parte dei prigionieri.
Ma perché Primo Levi fu scelto per occuparsi di chimica? Cosa c’entrava questo con la guerra e lo sterminio degli ebrei?
Beh, è molto difficile intraprendere e mantenere un enorme sforzo bellico senza una buona base chimica. In particolare, è difficile combattere una guerra in modo efficace senza la gomma: le cinghie dei ventilatori, le guarnizioni di tenuta, le maschere antigas e i pneumatici sono tutte cose di importanza primaria per portare avanti, e soprattutto vincere, un conflitto.
La gomma è stata una delle protagoniste principali della Seconda Guerra Mondiale, silenziosa forse ma determinante per l’esito finale.
Facciamo però un passo indietro.
Fino agli anni ’20-‘30 del XX secolo, la gomma veniva ricavata esclusivamente da fonti naturali: l’albero della gomma, originario del Brasile, in quegli anni era stato impiantato nel Sudest asiatico dove Stati Uniti e Germania avevano trovato il clima favorevole per sfruttare enormi piantagioni come fonti di materia prima.
Il rischio dato dall’essere vincolati a coltivazioni distaccate dal proprio territorio e la sempre crescente domanda di gomma avevano preoccupato seriamente queste due potenze mondiali che nel 1929 iniziarono una partnership tra i rispettivi colossi chimici per la condivisione di brevetti di vari processi sintetici.
L’accordo fu stilato tra la Standard Oil Company del New Jersey e la IG Farben e prevedeva che le due società potessero accedere ad una serie di brevetti l’una dell’altra.
Mentre la Standard Oil, compagnia petrolifera tra le più grandi di sempre fondata da John Rockefeller, non ci risulta nuovissima, “IG Farben” è un nome che difficilmente abbiamo sentito nominare in qualche film o in qualche opera di letteratura.

La Interessengemeinschaft Farbenindustrie Aktiengesellschaft (traducibile come Consorzio dell’Industria dei Coloranti Sp.a.) fu fondata nel 1925 dalla fusione delle più importanti società chimiche tedesche nella speranza di migliorare le stagnanti condizioni in cui si trovavano dopo la Prima Guerra Mondiale.
Nata per la produzione di coloranti, ben presto ampliò il suo campo di ricerca e di produzione; con l’ascesa del Partito Nazista pochi anni più tardi, la collaborazione tra la IG Farben e Hitler si fece sempre più stretta per interessi reciproci legati alla guerra a cui la Germania si preparava.

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Fabbrica Buna di proprietà della IG Farben nel campo di lavoro di Monowitz (1941).

Torniamo quindi alla necessità di produrre gomma artificiale, senza l’importazione di materie prime dall’Asia per rispondere nel modo più massiccio e autosufficiente possibile.
L’azienda chimica tedesca riuscì effettivamente a trovare un processo con cui produrre un materiale molto simile alla gomma naturale, combinando butadiene, stirene e sodio. Facendo riferimento ai reagenti necessari per produrla, la gomma artificiale divenne nota anche con il nome di Buna-S o semplicemente Buna. (Butadiene e Sodio il cui simbolo chimico è Na)
Per far fronte alla sempre più necessaria Buna, la IG Farben costruì nel 1942 un gigantesco stabilimento a Monowitz, in Polonia, dove poteva contare su una enorme disponibilità di manodopera a basso costo: i prigionieri del campo di lavoro di Auschwitz III, noto anche come campo di lavoro di Buna-Monowitz. Tra questi anche il chimico italiano Primo Levi.
Primo Levi “lavorò” quindi per il colosso IG Farben. La sua laurea in chimica gli permise di lavorare nel laboratorio del Reparto Polimerizzazione e scampare alla una morte praticamente certa dei lavori pesanti che i deportati dovevano svolgere per la costruzione della fabbrica per la produzione della gomma.

Nonostante gli sforzi disumani che costarono la morte di circa 10.000 deportati (secondo alcuni i morti di Monowitz furono ben 25.000), impiegati su un totale di 35.000, l’impianto della IG Farben non arrivò mai, come anche detto da Primo Levi, ad un solo chilo di gomma prodotta.
La IG Farben comunque non si concentrò solo sulla gomma ma rispose a tutte le necessità chimiche della guerra e della follia nazista: oltre a fornire tutto il materiale chimico per la guerra fu anche la principale produttrice dell’insetticida Zyklon-B usato nelle camere a gas per gli omicidi di massa.

Terminata la guerra, la IG Farben venne accusata di crimini di guerra, i dirigenti scontarono ben 8 anni di carcere e le aziende che la costituivano decisero di tornare indipendenti come erano prima della maxi-fusione del 1925.

Queste società erano, o meglio SONO, Bayer, BASF,  Hoechst, Agfa.

Alcune di esse sono tra le più grandi aziende chimiche del mondo ancora oggi.

La sintesi della gomma è stato uno dei fattori che ha deciso le sorti della guerra, la produzione di Zyklon-B ha sterminato milioni di persone, la laurea in chimica ha salvato la vita a Primo Levi.

Oggi i prodotti delle aziende che costituivano la IG Farben si trovano nelle nostre case o nel nostro lavoro e ci ricordano che continuamente la chimica si intreccia con la storia dell’umanità e delle persone in modi forse impensabili e talvolta inumani; oggi anche di questo facciamo Memoria.

 

E L’AMERICA?

Oltre oceano le cose non andavano altrettanto chimicamente bene: i chimici americani brancolavano nel buio e ancora non erano riusciti ad ottimizzare i processi di produzione della gomma. La scarsa disponibilità data dalle piantagioni nel Sudest asiatico causata dall’inizio del conflitto fece scattare l’allarme-gomma negli Stati Uniti: a rispondere fu il Presidente in persona.

Il presidente Franklin Delano Roosvelt nominò una speciale commissione col compito di esaminare le soluzioni proposte per far fronte alla scarsità di gomma che andava profilandosi. La gomma americasituazione si fece ulteriormente più delicata e importante con l’attacco di Pearl Harbor nel dicembre 1941. La commissione voluta da Roosvelt concluse che, “se non ci procureremo rapidamente l’accesso a una grande quantità di gomma vedremo fallire sia il nostro sforzo bellico, sia la nostra economia interna”.

Ironicamente, la soluzione venne proprio dalla Germania.
Gli Stati Uniti sfruttarono le informazioni che avevano ottenuto precedentemente grazie all’accordo del 1929 tra Standard Oil e IG Farben (all’epoca partner commerciali).

La IG Farben era rassicurata dal fatto che i dettagli tecnici non fossero presenti, per cui il brevetto risultava inutilizzabile. Questo giudizio si rivelò errato. La commissione voluta da Roosvelt ordinò la più ampia collaborazione possibile tra le diverse industrie e l’ambiente accademico; questa mobilitazione collettiva, grazie anche ad informazioni presenti nel brevetto tedesco, portò all’identificazione di un processo di sintesi per la gomma e si passò dalle 8000 tonnellate prodotte nel 1941 alle 800 000 nel 1945.

La produzione di quantità tanto grandi di gomma in un periodo così limitato è stata descritta come la seconda grande impresa di ingegneria (e di chimica) del XX secolo, seconda solo al Progetto Manhattan, il progetto di costruzione della bomba atomica.

Fonti:

“Come si sbriciola un biscotto?”, Joe Schwartz

“I bottoni di Napoleone”, Penny Le Couteur Jay Burreson

American Chemical Society – www.acs.org

Wikipedia

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