Omelia nella Messa del 1° gennaio 2017

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Pubblichiamo l’omelia nella santa Messa per la Solennità della Madre di Dio.  50^ Giornata mondiale della Pace

Cattedrale di Reggio Emilia, 1° gennaio 2017

Cari fratelli e sorelle,

all’inizio del nuovo anno la liturgia ci rende partecipi delle parole di benedizione che Dio suggerisce a Mosè per il popolo di Israele: ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace (Nm 6, 24-26).

In queste parole sono riassunti tutti i desideri e le speranze con i quali entriamo in questo nuovo anno. Certamente il nostro cuore è abitato da tante domande, paure, probabilmente anche da tante immagini, da tanti progetti, da tante aspettative con le quali guardiamo al futuro che ci attende. In realtà tutto ciò che desideriamo per noi e per i nostri cari è proprio quanto la prima lettura di questa Messa ci dice: Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace. Le ragioni della paura di fronte al futuro che non conosciamo svaniscono non perché sia possibile magicamente prevedere tutto, ma perché sappiamo di non essere soli. È questa l’unica cosa che conta e che ci permette di vivere nella serenità e nella speranza. Qualsiasi cosa accada, la certezza di poter contare su Colui che conduce in avanti la nostra vita ci dona di percorrere come strada al bene tutto ciò che ci attende. Davanti al Suo volto, alla sua Presenza, il nostro cuore trova la sua pace (cfr. 1Gv 3, 19). Pace: è in questa parola, a cui approda la benedizione di Mosè, che si condensa l’aspirazione più profonda della nostra vita.

Non è un caso, quindi, che da cinquanta anni la Chiesa, su iniziativa di Paolo VI, dedica il primo giorno dell’anno alla riflessione sul bene inestimabile della pace. Nel messaggio preparato per il 2017, papa Francesco parte dalla considerazione del nostro mondo frantumato, segnato dalla violenza e da conflitti che, come ha detto anche in altre occasioni, rappresentano una guerra mondiale a pezzi.

In questo contesto, dove tutto sembrerebbe alimentare la paura, lo scoraggiamento e la chiusura in se stessi, il papa ci invita a guardare a Gesù e alla buona notizia che Egli ci ha portato e che ancora oggi costituisce una luce potente e piena di speranza per il nostro tempo. «Anche Gesù – scrive – visse in tempi di violenza. Egli insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano: Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive (Mc 7,21). Ma il messaggio di Cristo, di fronte a questa realtà, offre la risposta radicalmente positiva: Egli predicò instancabilmente l’amore incondizionato di Dio che accoglie e perdona e insegnò ai suoi discepoli ad amare i nemici (cfr. Mt 5,44) […]. Gesù – continua il papa – tracciò la via della nonviolenza, che ha percorso fino alla fine, fino alla croce, mediante la quale ha realizzato la pace e distrutto l’inimicizia (cfr. Ef 2,14-16)».

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Anche nel vangelo che oggi – solennità della Madre di Dio – la Chiesa propone alla nostra meditazione, possiamo riconoscere questa via che il papa ci indica. L’inermità di Gesù – adagiato nella mangiatoia e sottoposto alla circoncisione, otto giorni dopo la nascita, come prescritto dalla Legge – ci stupisce soprattutto per il contrasto con il nome che gli viene dato. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo (Lc 2, 21). Questo nome – Gesù – significa Salvatore. La grandiosità, la regalità e la divinità che esso esprime sembrano contraddette dal modo umile e apparentemente dimesso con cui questo Salvatore si affaccia sulla scena del mondo.

In realtà questo paradosso si ripresenterà in tutta la vita di Gesù e costituirà la rivelazione più profonda del cuore di Dio. «È proprio del mistero di Dio – ha scritto nel II volume di Gesù di Nazareth Benedetto XVI – agire in modo sommesso. Solo pian piano Egli costruisce nella grande storia dell’umanità la sua storia. Diventa uomo ma in modo da poter essere ignorato dai contemporanei, dalle forze autorevoli della storia. Patisce e muore e, come Risorto, vuole arrivare all’umanità soltanto attraverso la fede dei suoi ai quali si manifesta. Di continuo Egli bussa sommessamente alle porte dei nostri cuori e, se gli apriamo, lentamente ci rende capaci di “vedere”».

Vedere e riconoscere il cielo sulla terra, il divino nell’umano, lo straordinario dentro l’ordinarietà della nostra vita quotidiana. «Non è forse proprio questo – continuava il papa emerito – lo stile divino? Non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare amore. E ciò che apparentemente è così piccolo non è forse – pensandoci bene – la cosa veramente grande?».

Cari fratelli e sorelle,

auguro a tutti noi di vivere il nuovo anno che oggi inizia innanzitutto come occasione per poter fare esperienza della presenza di Dio accanto a noi, di riconoscerlo, familiarizzando sempre di più con questo suo stile fedele e discreto nello stesso tempo. Di diventare noi stessi, a nostra volta, strumenti della vicinanza del Signore per tutti coloro che incontreremo, secondo quanto papa Francesco scrive, sempre nel suo messaggio per oggi: «Chi accoglie la Buona Notizia di Gesù, sa riconoscere la violenza che porta in sé e si lascia guarire dalla misericordia di Dio, diventando così a sua volta strumento di riconciliazione».

Buon anno a tutti!

+ Massimo Camisasca

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