Fantasie che volano libere

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In uno degli ultimi allenamenti ho interrogato i miei piccoli “calciatori” del 2009: li ho fatti sedere in cerchio, ho preso in mano un pallone e ho chiesto loro: “Che cosa vedete?”.

Qualcuno ha detto una sfera, chi una palla, chi ha descritto i colori del pallone. Al che li ho incalzati nuovamente: “Secondo voi, di cosa è fatto un pallone?”

C’è chi ha detto di cuoio, chi ha risposto di plastica, chi di gomma… ma ancora non sono riuscito a portarli dove volevo io.

“Bimbi ma secondo voi, cosa c’è dentro ad un pallone?” “Aria!” Mia hanno detto tutti.

“Solo aria?!” ho risposto io.

E loro un po’ frastornati mi guardavano con aria molto interrogativa.

“Allora c’è solo aria o c’è altro?” Nessuna risposta.

Sembrava di essere a scuola quando il maestro fa una domanda che esula da ciò che c’è scritto sui libri e di colpo gli scolari perdono certezze e sicurezze.

“Diccelo tu, mister, cosa c’è li dentro?”

“Vedete, io vedo una sfera magica fatta di sogni, desideri…”

 “Di immaginazione!” salta su uno. “Di fantasia!” aggiunge l’altro.

“Provate ora a chiudere gli occhi e a immaginare cosa potreste fare con questa palla” ho detto loro. Sono arrivate le risposte più belle in assoluto: rovesciate, gol, parate, passaggi… e chi più ne ha più ne metta.

Il segreto per giocare a calcio è l’immaginazione. Già perché noi possiamo spiegare ogni gesto, ogni schema, ogni movimento da fare, ma se non si vive questo sport con l’immaginazione, se non ci si riesce ad immedesimare in ciò che si fa, non si riuscirà mai a trovarne l’essenza: il divertimento. Se le cose non si fanno con il sorriso, con la gioia nel cuore non si riuscirà mai a giocare a calcio. E non c’è avversario che tenga, ostacolo insormontabile che possa contenere e bloccare la voglia di giocare.

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Forse e non solo sotto Natale, dovremmo imparare dai più piccoli a schiudere il cuore e la mente, a immaginare di giocare la nostra partita fuori e dentro al campo. Quante volte, invece, preoccupazioni, responsabilità e paura ci impediscono di immaginare la partita che vorremmo disputare. Stando coi bambini si impara come le cose fatte con il cuore non siano mai sbagliate.

Non esistono litigi, non esistono distanze perché poi a vincere è sempre il volersi bene. Non esistono gelosie, tanto meno egoismi, perché l’importante è giocare con gli amici e chi se ne frega se non si vince.

Quante volte invece noi grandi ci impuntiamo su questo o quell’insuccesso lasciando spazio a depressione e pessimismo, o quante volte fuggiamo le difficoltà rimandandole senza affrontarle. I bambini no, le affrontano: con le loro paure, le loro incertezza ma soprattutto con l’incoscienza di chi ha voglia di scoprire, conoscere, stupirsi di tutto. Già perché per loro esiste ancora il fascino e l’entusiasmo della scoperta.

Noi grandi, invece, non abbiamo più tempo per scoprire: la tecnologia ci sta appiattendo su tutto. La vita frenetica non ci lascia scampo. Non esistono più pudori, segreti, oramai siamo in piazza, alla mercè di tutti, ostaggi di internet. Viviamo più la realtà virtuale dimenticando spesso le emozioni della realtà vera, che dà gioia. Ma quante volte, invece, pensiamo più alla realtà che fa male, che imbriglia i nostri istinti e i nostri desideri imbavagliando spesso i nostri sentimenti. O quante volte non riceviamo le risposte che vorremmo perché fermarsi a pensare, a dare un senso a tutto, fa più male che bene, mettendoci in crisi di fronte a ciò che vorremmo sul serio per noi stessi.

Oramai le nostre emozioni sono confinate nelle citazioni facebook, parole e frasi di altri che ritraggono il nostro stato d’animo.

E allora sarebbe bello se nei tanti doni di questo Natale si trovasse anche il tempo per guardarsi un po’ di più negli occhi, per parlarsi, ascoltarsi, conoscersi e non smettere mai di stupirsi di chi ci sta vicino, scrutandone lo sguardo o contandone i sorrisi come sanno fare solo i più piccoli… lasciando libere le nostre fantasie.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

 

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