Valorizzare la pietà e il culto mariano

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Premessa
L’8 dicembre di ogni anno, solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, come altre solennità e feste mariane, rischia di chiudersi nello spazio limitato di una celebrazione, senza risonanze significative e durature.
La mariologia, tracciata nel Concilio Vaticano II (cfr. cap. VIII della Lumen Gentium) e nella splendida esortazione apostolica di Paolo VI Marialis cultus (2 febbraio 1974), apre un’attenzione speciale alla Madre del Signore, colta come modello e interprete di tutto il mistero della fede cristiana, a cui ogni credente e le comunità della Chiesa possono accedere, per vivere il Vangelo di Gesù, nel tempo e nello spazio della esistenza umana e storica.

Lo sguardo  ecclesiale su Maria
L’attenzione a Maria, Madre di Gesù, nella liturgia delle comunità cristiane, le solennità, le feste a lei dedicate nell’Anno Liturgico della Chiesa, le molteplici devozioni, espresse in inni sacri, antifone, formulari di preghiera, canti, modalità di pellegrinaggi e visite a santuari mariani, chiese, cappelle, le molteplici raffigurazioni iconografiche e pittoriche, non costituiscono un unicum, a sé stante, esclusivamente incentrato sulla sua persona.
Maria, come componente del mistero di Cristo, Figlio di Dio da lei concepito e generato per opera dello Spirito Santo, è una parola aperta di rivelazione sul Dio di Gesù.
Il cristianesimo, nel suo fondamento cristocentrico, è associato necessariamente a Maria, madre e discepola di Gesù, segno vivente della Chiesa.

Leggi tutto l’articolo di Giovanni Costi su La Libertà del 10 dicembre

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana