Una partita per sempre

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Spesso mi capita di sentire i miei ragazzi che, a fine allenamento, quando sono nello spogliatoio, tempio sacro per lo spirito di squadra da cui ogni tanto è giusto stare fuori, si lasciano andare a commenti più o meno lusinghieri sulle ragazze. Tralascio i commenti da scaricatori di porto che rientrano nell’atteggiamento tipico dell’età: duri e puri tra i propri amici, impacciati e timidi di fronte alla ragazzina di turno.

L’aspetto affettivo a questa età non va trascurato: iniziano le prime simpatie, le prime cotte, che, negli animi più sensibili, possono incidere e non poco. Incidono anche in campo: si sa, quando a vederti c’è la “la tua bella” le energie si moltiplicano, si va più forte.

L’amore, ad ogni età, fa andare a mille e anche a quattordici anni, se di amore si può parlare, è una benzina incredibile. Quanto cambiano le giornate se vengono intervallate da quelle belle incursioni che possono essere una telefonata, un whatsappino o  incrociare inaspettatamente  la persona che ci piace.

Ascoltando questi discorsi mi sono chiesto se oggi i ragazzi credono ancora al “per sempre” o per lo meno se sanno cosa sia, se hanno aspirazione a viverlo. O se rimane solamente confinato nelle favole.

Giusto l’altra sera parlavo con un amico diciottenne che mi raccontava di una ragazza, della sua incapacità di capire cosa lo lega a lei e della voglia di conoscerne un’altra. Siamo nell’era esperienziale mi verrebbe da dire: più esperienze si fanno, più il nostro bagaglio di uomo o curriculum da latin lover cresce.

A volte guardando i ragazzi mi chiedo se abbiano qualcosa in cui credere che trascende dall’esperienziale. A differenza mia, non credo che ascoltino Battisti lasciandosi ispirare.

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L’amore è paragonabile a quella partita  per sempre da giocare insieme alla persona giusta, quella che non ti basta mai.  Da cosa si riconosce che una persona è quella giusta o meno? Se dopo diversi anni vedere e incontrare quegli occhi e quel sorriso hanno sempre lo stesso effetto dirompente, allora sai che è quella giusta.

Amare è un gioco di squadra in cui si mette il proprio talento al servizio dell’altra persona. In ogni ambito e di fronte ad ogni difficoltà è la squadra che ne esce giocando insieme contro quegli avversari che sono l’egoismo, la carriera, le preoccupazioni e le difficoltà di ogni giorno…

Ed è il “per sempre” che rende questa partita l’unica e la sola che vuoi giocare all’infinito, in cui ogni gol altro non è che il sorriso di chi ci sta di fianco. Raggiungere quota “per sempre” significa arrivare all’oltre. Esiste il Mi piaci, esiste il Ti voglio bene, esiste il Ti amo e poi esiste l’Oltre ossia mettersi totalmente nelle mani di chi ci sta accanto. Amare è una scelta, quella più importante e più coraggiosa. La scelta di scendere in campo e giocare la partita più bella ma anche quella più difficile. Ma soprattutto è una scelta gratuita: vietato aspettarsi in cambio qualcosa, anzi, molto spesso bisogna aiutarsi e sostenersi tra compagni di squadra per riuscire a giocare fino in fondo. Alterchi, discussioni, liti fanno parte del gioco così come un passaggio sbagliato, un gol mangiato o una papere del portiere… ma è nello spirito e nella motivazione della squadra che si trova la via per giocare meglio e fare di più.

Rinnovarsi ogni giorno è la sfida: un allenamento quotidiano per questa partita.  Le esperienze servono, aiutano, fanno crescere. Le scelte forgiano, cambiano, determinano ciò che vogliamo per davvero.  Per i miei ragazzi auspico che credano che possa esistere qualcosa di speciale e non solo esperienze.

A chi mi accusa di essere troppo idealista e lontano dalla realtà rispondo di solito che è in fondo all’anima che si trovano le emozioni e le esperienze più belle  ed è lì che stampato sulla tua maglia c’è anche un altro nome.

E Battisti inizierei a farlo studiare nelle scuole.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

Pubblicato in A bordo campo