Meglio NON cambiare

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Nel 1983 ho iniziato la mia attività espositiva con una mostra allestita, dal mio amico Nino Squarza, nel salone nobile del Palazzo del Capitano del Popolo in piazza del Monte a Reggio.1983ritrattiurbani

Ritratti Urbani era il titolo, il critico Giuseppe Bonini scrisse delle belle parole nella presentazione che apriva il catalogo, dove erano riprodotti tutti i 39 scatti esposti.

Anche allora esisteva l’albergo Posta, ma alcuni locali del palazzo, fra cui la bella sala, erano la sede dell’Ente Provinciale per il Turismo, diretta da Stefano del Bue, che organizzava quasi mensilmente delle mostre di pittura, grafica o fotografia, pubblicizzate con un bello stendardo appeso al balcone, che si affacciava proprio sulla centralissima piazza.

Feci quelle fotografie proprio all’inizio della mia avventura di fotografo, girando per Reggio con una piccola reflex, a volte con una grandangolo e a volte con un tele. Conservo ancora la macchina fotografica e quasi tutti gli obiettivi che usai allora, in particolare uno di questi, l’85 mm. – 1,8, mi ha seguito, e lo fa ancora oggi, nei miei reportage fotografici, e, nonostante porti all’esterno tutti i segni dovuti alla sua età, le sue lenti sono ancora perfette, come le mie fotografie, mi verrebbe da dire, ma non tutti sarebbero d’accordo con me.

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Nikkor 85

Da alcuni anni sono passato al digitale, scelta quasi obbligata per il fotografo di oggi, che vive in un mondo dove si vuole tutto e subito e se fosse possibile anche un po’ prima. Ho acquistato la prima reflex digitale nel 2004 e ogni tre anni mi sono ritrovato a cambiarla, perché ne usciva un nuovo modello con un sensore migliore, che fa questo e che fa quello, meglio e prima, con la differenza che la vecchia andava in pensione, senza essere né rotta e né rovinata. In altre parole se vuoi migliorare la performance di una macchina fotografica digitale devi cambiarla, perché essa, la performance, sta nella qualità del sensore, mentre prima bastava solo cambiare la pellicola.

Stessa cosa per gli obiettivi. I materiali che usiamo oggi, dicono i costruttori, sono più leggeri, più precisi e non hanno bisogno di lubrificazione! Fatto sta che è il terzo zoom 24-120 che acquisto e quello che monto adesso mostra evidenti segni di usura e dovrò ahimè cambiarlo a breve, alleggerendo il mio portafoglio di un migliaio di euro, mentre il vecchio 85mm. 1,8 gli fa l’occhiolino da dentro la vetrina dove lo tengo.

Niente di nuovo ovviamente, viviamo da un bel po’ di tempo nell’epoca del consumismo.

Mi viene in mente il finale dell’Apologia di Socrate scritta dal giovane Platone: il vecchio filosofo, condannato a morte per le critiche che rivolgeva ai potenti di Atene, andando a morire e gli altri a vivere, si chiedeva qual era la sorte migliore. Oggi non si tratta, ovviamente, di scegliere se vivere o morire, ma il scegliere come vivere sì, cioè, per tornare a bomba, che il consumare per far crescere il PIL, così tutti stiamo meglio e soprattutto sta meglio il portafoglio di qualcuno, è una cosa sbagliata ed è nostro sacrosanto dovere continuare ad insegnarlo ai nostri figli.

Per commentare la rubrica scrivi a giuseppemariacodazzi@laliberta.info

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