Le opere di Serafino Valla in mostra a Gualdo Tadino

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Domenica 13 novembre è stata inaugurata presso la Rocca Flea di Gualdo Tadino (PG) la mostra antologica di opere del reggiano Serafino Valla, pittore, scultore e scrittore, appartenente a quella prima generazione di Naif reggiani. L’esposizione che si protrarrà fino al 29 gennaio 2017 e conta 50 opere, è curata da Catia Monacelli e Giuseppina Valla, figlia dell’artista che ora si impegna nel diffondere l’opera e il pensiero del padre scomparso nel 2014. Nato a Luzzara nel 1919, Valla ebbe un’infanzia piuttosto travagliata soprattutto a causa del cattivo rapporto con il padre, di professione casaro e che, sbagliando ripetutamente nella preparazione delle forme di formaggio veniva spesso licenziato ed era quindi alla continua ricerca di un caseificio che lo accogliesse.

Di tutto questo ne risentì il piccolo Serafino costretto a cambiare più volte scuola e amicizie. Già alle elementari iniziò ad esprimere il suo animo, solitario e spesso incompreso, attraverso disegni che la maestra appendeva poi all’aula. Alla compagnia degli amici preferiva quella della natura in particolare dei campi, del Grande Fiume e di quegli ambienti contadini a lui molto cari e che diverranno un tema ricorrente in quasi tutte le sue raffigurazioni.

Nel novembre del 1938nel novembre del 1938 si arruolò volontariamente nell’Esercito e partecipò nel 1940 ai combattimenti sul fronte francese, mentre, nel novembre del 1941, partecipò col C.S.I.R. alla campagna di Russia. si arruolò all’esercito, nel ’40 combatté sul fronte francese e l’anno seguente con il C.S.I.R  partecipò alla campagna di Russia. Anche nelle steppe, fu la sua passione per l’arte ad alleviare la tragicità di quegli istanti e su quaderni riprodusse i paesaggi che lo avevano incantato. Ferito ad una gamba, dopo un breve soggiorno presso l’ospedale di Bucarest ritornò nella sua Luzzara. Sposò  Clementina Belledi di Reggiolo e i due per lungo tempo gestirono un negozio di generi alimentari. Iniziò a dipingere tardi, intorno ai cinquant’anni.

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Fondamentale per lui fu l’incontro con Cesare Zavattini che conobbe in una delle sue prime esposizioni presso i portici del Caffè Sport di Luzzara. “La tua solitudine sta diventando sempre più popolata” gli scrisse in una lettera negli anni Settanta, segno di come la sua arte stesse divenendo sempre più condivisa. Sono gli anni in cui, oltre alla pittura, si dedica anche alla scultura e pubblica anche alcune massime filosofiche con l’apprezzamento di diversi docenti. I suoi dipinti che prediligono il Po e gli scenari della sua terra, presentano uomini  soli, dai contorni nitidi, visti frontalmente e col capo coperto dal cappello di paglia. “Le teste chine dei miei quadri- osservava- sottolineano che l’uomo deve guardare in se stesso per avere le esatte proporzioni delle espressioni di tutto ciò che lo circonda”.

Oltre al concorso Nazionale Naif a Luzzara partecipò ad esposizioni nei centri vicini e in città come Mantova, Parma, Reggio Emilia, Carpi, Bologna,  Milano, Viareggio, Foggia, Varenna, Messina, Napoli e Zurigo. Le sue opere sono custodite presso diversi musei in Svizzera, Spagna, Francia, Olanda. Il suo diario è conservato nell’Archivio Diaristico Nazionale a Pieve Santo Stefano (Arezzo). “Oggi c’è il sole, che bello morire in una bella giornata di sole, chissà se anche quando sono nato c’era il sole”. Questa la frase  che Serafino consegnò alla figlia il giorno successivo al suo ricovero in ospedale.

“Vivere accanto a lui l’ultimo periodo della sua vita- spiega Giuseppina– ha fatto emergere in me l’esigenza di fare conoscere a tutti l’Uomo, l’Artista: mio padre”. Una sua massima sigilla la sua tomba, nel cimitero di Reggiolo: “La sofferenza intesa come motivo d’espressione e l’espressione intesa come fonte di vita” accompagnata dalla figura dell’uomo col capo chino . Già la scorsa primavera a Rocca Flea, gli è stato reso omaggio alla IV Mostra Internazionale d’Arte Naif.

“Le opere esposte nella mostra antologica- continua Giuseppina- sono 50, tutte realizzate nel periodo che va dal 1968 al 2013. 46 di queste sono inserite nel catalogo  “Esistenzialità ed arte”, a cura di Alfredo Gianolio (2012). A queste si aggiungono:  Zavattini a Luzzara, San Francesco inaugura il primo Presepe vivente, Presepio Padano e Natività nella stalla”.  Sono inoltre presenti cinque sculture: Uomo col tabarro (1999), Boscaiolo (2000), Seminatore (200), Falciatore (2006) e Meditazione. Anche La Bassa nei mesi scorsi ha omaggiato l’artista con una mostra retrospettiva a Palazzo Ducale di Sabbioneta mentre domenica 30ottobre si è invece conclusa la collettiva “I Naifs del Po” nella cornice della Sala dei Falegnami del Palazzo Bentivoglio di Gualtieri.

                                                                                                                           Francesco Fava

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura