«Vieni e vedrai»: Lettera pastorale del vescovo Massimo sulla vocazione

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«I giovani, la fede e il discernimento vocazionale»

Anticipiamo per i nostri lettori un estratto della nuova Lettera pastorale “Vieni e vedrai” su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” scritta dal vescovo Massimo, che sarà consegnata domenica alla chiusura diocesana del Giubileo della Misericordia.

“Ogni vita è vocazione” (Paolo VI, Populorum progressio, n. 15). Eppure la parola “vocazione” fa venire subito alla mente l’idea di consacrazione, di vita religiosa, quando non di lontananza dal mondo e dalla vita degli uomini. Qualcosa di vero c’è in questa enfasi sulla vocazione clericale o religiosa, ma essa è nello stesso tempo il sintomo che il significato più profondo e originario, quello che dà ragione e spalanca l’orizzonte che rende umana e divina ogni vocazione, è andato perduto. Dobbiamo ripartire da qui, da questo orizzonte totale, se vogliamo ritrovare il fascino nascosto nell’esperienza rivelata da quella parola.
Vocazione: tutti riconosciamo qui la parola “voce”. C’è uno che chiama e qualcuno che è chiamato. Scriveva 25 anni fa, in una lettera pastorale dedicata proprio al tema della vocazione, il mio caro predecessore, mons. Paolo Gibertini: “Si tratta di un incontro tra due persone […], incontro e dialogo tra due libertà” (P. Gibertini, Cercate il volto del Signore. Lettera pastorale, Reggio Emilia, 4 marzo 1992, n. 16). Alcuni Salmi ci fanno entrare in questo dialogo: Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno (Sal 138, 13-16). Sei tu che mi hai tratto dal grembo, mi hai fatto riposare sul petto di mia madre. Al mio nascere tu mi hai raccolto (Sal 21, 10-11). Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla mia giovinezza. E ancora oggi, nella vecchiaia e nella canizie, proclamo i tuoi prodigi (cfr. Sal 70, 17-18).

Continua a leggere l’estratto della Lettera pastorale su La Libertà del 12 novembre

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