La vocazione? Passa da tante voci

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Incontro col vicerettore del Seminario don Matteo Bondavalli

Dalla televisione (Telereggio) a internet (La Libertà Tv, tramite il nostro sito) fino alla carta stampata, con qualche ripresa delle interviste del programma “Uomini di Dio” (si veda a pagina 26), sulle pagine del giornale diocesano. Questa settimana, anche in considerazione del tema della nuova Lettera pastorale di monsignor Camisasca, proponiamo l’incontro con don Matteo Bondavalli, vicerettore del Seminario.

Don Matteo, com’è nata la tua vocazione al sacerdozio?
È una domanda importante, perché rimane viva. Penso, con molta semplicità, che la mia vocazione al sacerdozio sia nata da un interrogativo: cosa posso fare di bello nella mia vita? È una storia fatta di tante intuizioni. Una delle cose che già negli anni delle scuole superiori era chiara è che la mia esistenza dovesse essere spesa in relazione con tanti, perché questo mi riempiva il cuore. Forse è per questo che in un primo momento avevo visto la mia strada nella Medicina: immaginavo di studiare psichiatria. Un altro aspetto fondamentale, sempre in quegli anni, è stato il poter condividere da vicino il ministero di un sacerdote giovane. Sono originario di Brescello, e a quell’epoca c’era don Pietro Paterlini che svolgeva servizio in parrocchia. Nel cuore rimaneva una domanda, forse un po’ fastidiosa: alla mia vita mancava ancora qualcosa per essere pienamente felice. E devo dire che osservare in ciò che faceva il sacerdote una profonda serenità e una grande gioia mi ha permesso di rimettermi in discussione e di verificare la chiamata di Dio.

Continua a leggere l’intervista a di Edoardo Tincani a don Matteo Bondavalli su La Libertà del 12 novembre

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana