«Rifugiato a casa mia», l’accoglienza possibile

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Progetto «Protetto»: continuare a ospitare si può

La verifica conclusiva alla presenza del tutor d’area di Caritas Italiana (Fabrizio Mosca, diocesi di Biella) ha accompagnato nei giorni scorsi la conclusione del primo percorso del Progetto “Protetto rifugiato a casa mia”.
Iniziato nel febbraio scorso e proseguito per i sei mesi successivi, il progetto ha accolto 7 profughi, richiedenti asilo politico e rifugiati in uscita da progetti governativi; sono stati accolti dalla nostra diocesi in tre comunità parrocchiali (Cavriago, Montecchio Emilia e San Paolo in città) e presso due famiglie. Adam, proveniente dalla Nigeria, come Aigbe, Razu dal Bangladesh, Aziz, Keita e Sireba dal Mali, Malamine dal Senegal si sono sperimentati all’interno di famiglie accoglienti e spazi parrocchiali che a loro volta hanno accolto e hanno scommesso sull’altro.
Già, l’altro… in un momento dove i timori, la paura, la diffidenza e la disinformazione spesso caratterizzano il nostro quotidiano, l’esempio che queste famiglie, comunità parrocchiali e giovani che scappano da guerre, tragedie, conflitti etnici e intolleranze hanno dato in questi mesi è stato veramente significativo.
Davanti a tutto, l’ascolto, l’essere ed entrare in relazione uno con l’altro, accompagnarsi, mettersi al servizio, creare piccoli processi di integrazione, farsi carico dell’altro, non avere paura ma conoscere e dire di sì, “ci sto”.
Accogliere è possibile a partire dall’unicità della persona, della famiglia, entrambe sempre poste al centro delle nostre comunità parrocchiali e scelte di vita pastorale.

Leggi tutto l’articolo di Valerio Corghi su La Libertà del 12 novembre

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana