Obiettivo raggiunto?

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Chi non ama questo mestiere, sicuramente, non potrà capire cosa significa centrare un obiettivo come la qualificazione ai campionati regionali. Obiettivo ambizioso se si pensa che questo traguardo arriva dopo diversi anni di astinenza. Al di là del risultato sportivo raggiunto è vedere le facce sorridenti dei miei ragazzi la cosa più bella. Posso ritenermi soddisfatto? Direi di si per il traguardo sportivo in sè. Direi che “ancora non lo so” per quella che è la mia vera ambizione: formare uomini. Il nostro cantiere è ancora aperto!

Consapevolezza e umiltà sono state le parole all’ordine del giorno di queste ultime partite di campionato.

Mi piacerebbe che i ragazzi capissero quali sono i loro punti di forza, come sfruttarli e come metterli al servizio della squadra, senza sfociare nell’arroganza e nella spavalderia.

Del resto viviamo in un periodo storico in cui l’IO prevale su tutto: le cose le faccio per me stesso, faccio ciò che voglio e che mi pare, l’importante è che a stare bene sia io. Questi sono i messaggi che pubblicità, social e tv puntualmente mandano. La vita è ora racchiusa nell’estemporaneità, è come uno scatto fotografico: l’emozione di una sera è vita. Vivere tutto al massimo è il motto principale. Le sensazioni più buone sono quelle che si vivono all’istante. È il presente che conta. Vivi il presente! Molto facile vivere il presente dribblando il passato e senza guardare alla prossima partita. Ma un campionato, o la vita, si vince passo dopo passo, di partita in partita.

Siamo stati creati per vivere e condividere con gli altri un progetto di vita. Solo un progetto che guarda al futuro dà senso alla vita. Condividere il percorso di crescita, che sia personale o sportiva, senza mai ritenersi arrivati è la sfida quotidiana che ci si presenta. Quante squadre non vincono perché si sentono appagate!? Quante coppie non funzionano perché si sentono arrivate o perché durante il cammino erano troppo intente a camminare a testa bassa senza guardarsi o ascoltarsi.

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In una squadra condividere un obiettivo, un metodo, un regolamento è il cammino di crescita che porta al traguardo. Senza poi pensare alla condivisione di sensazioni ed emozioni: tensione pre-partita, nervosismo, gioia, felicità… è coi compagni di squadra, è con gli altri, con chi ci affianca in ogni sfida che si raggiungono le vittorie. Le partite si giocano insieme. Da soli non si vince: che sia una qualificazione a un campionato regionale, che sia la partita chiamata vita è col gioco di squadra che si vince. La squadra esalta l’io, non viceversa. La comunione di intenti esalta il giocatore talentuoso.

E qui subentra l’altro aspetto che prima ho citato: l’umiltà. L’umiltà di mettersi a disposizione degli altri è la prima caratteristica che forma un campione. L’umiltà di privarsi di un angolo di se stessi per donarlo agli altri è il segreto di uno spogliatoio compatto e unito, in cui ognuno crede e si fida dell’altro. Do la parte migliore di me per la causa, per superare insieme le difficoltà, per rialzarsi dopo le sconfitte e per vincere.

Molto spesso, troppo spesso, il nostro ego diventa il nostro primo avversario, diventa quel marcatore che ti stringe nella morsa dell’insoddisfazione e della ricerca sfrenata di attimi di vita. Un marcatore da cui non svicoli se non con la certezza di non essere solo in campo, di avere chi, con un movimento, con una finta, con un passaggio, ti può smarcare.

Bravi ragazzi! Siete sulla strada giusta! Ma non ritenetevi ancora arrivati, il vostro cammino è appena iniziato.

Se riuscissi a instillare anche solo qualche dubbio su queste cose  ai miei ragazzi, allora posso ritenermi sodisfatto.

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