Terremoto senza fine: la Chiesa sostiene la speranza

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“Una ferita sanguinante”. Così l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e segretario della Conferenza episcopale umbra, monsignor Renato Boccardo, racconta la violenta scossa sismica – magnitudo 6.5, laprimapagina_laliberta_20161105 più forte in Italia dal 1980 (Irpinia) – di domenica 30 ottobre, alle 7.41, con epicentro nella dorsale appenninica tra le province di Macerata e Perugia, che ha nuovamente gettato nel panico migliaia di persone, già duramente provate. La scossa ha distrutto irreparabilmente significativi edifici storici di culto e numerose abitazioni private, in particolar modo della Valnerina-Spoletino ma anche di altre zone dell’Umbria come il Folignate, il Perugino e il Ternano. Norcia è una città in ginocchio, crollata la Basilica di San Benedetto, la gente ha pregato in piazza davanti le macerie, come hanno mostrato i media nazionali. Le monache Benedettine e Clarisse hanno dovuto lasciare i loro monasteri inagibili per essere accolte nel monastero di Santa Lucia a Trevi, sempre nell’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia.

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