iPain: i 5 stadi del dolore delle nuove tecnologie a scuola

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«”Nuove tecnologie”, ci venissero loro a combattere da questa cattedra contro questa mandria di bufali! Che gliene frega a loro delle nuove tecnologie?!? Qui bisogna portare a casa il programma, insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto..non altre fesserie che qualcuno del Ministero si è sognato qualche notte fa dopo aver mangiato pesante!Questi qui hanno voglia di aria fritta, tutte cose a scopo elettorale, per farsi pubblicità, ma la scuola vera è un’altra, cari miei!! E dove lo mettiamo il valore di quello che abbiamo usato fino ad ora?Buttiamo via tutto? Ci buttiamo a capofitto in questa nuova avventura della penna a sfera senza lasciare nessun riferimento ai bambini?

Che poi usare il pennino ha insegnato tanto ai nostri ragazzi: essere precisi, essere pazienti, essere attenti. Tutte queste cose spariranno con la penna a sfera, questa biro che sembra salvare da tutti i mali. E dove lo mettiamo il valore di aspettare la bidella per farsi riempire il calamaio di inchiostro? E il valore dell’attesa del riuscire ad attendere che l’inchiostro sia asciutto?? I ragazzi diventeranno disordinati, impazienti e confusionari. Non userò mai la biro, non mi importa se lo dicono dal governo. SE LO POSSONO SCORDARE. Faccio questo mestiere da quarant’anni e sono andata sempre benissimo così.

Questa mania della tecnologia sarà la fine della scuola!»

Chissà se veramente, quando si è passati dall’uso del pennino all’uso della biro, qualche maestra ha avuto questi pensieri non proprio positivi al riguardo.

Io me la sono immaginata così, con questa sensazione di minaccia da quella che per l’epoca era una nuova tecnologia. In realtà una parte di me spera con tutta se stessa che no, all’epoca non eravamo già così avvelenati di astio come oggi e forse il buon senso era ancora presente più della voglia di vomitare lamenti su ogni cosa.

Ma visto che un po’ di ereditarietà ci sarà in questa spirale di rancore che ci stiamo costruendo con cura, per poi tuffarcisi dentro con un salto mortale, non escludo che qualche docente abbia potuto avere questi pensieri.

Questa repulsione dobbiamo quindi avercela un po’ nel sangue, quando si chiede alla scuola di adottare strumenti che possono portare all’ottimizzazione di alcuni processi.

Allora vorrei una macchina del tempo per tornare da quella maestra e poter attraversare con lei l’elaborazione del lutto che le ha inflitto la nuova direttiva sull’utilizzo della biro.

Perché nessuno è obbligato ad accogliere in modo positivo i nuovi strumenti, ma tutti siamo sfidati ad attraversare le cinque fasi di elaborazione quell’immenso dolore che a volte sembra pervadere gli insegnanti pronunciando la parola “tecnologie”.

Prima fase: NEGAZIONE

“Non è possibile!” “Non ci credo!” “Ditemi che non sta succedendo davvero!” “Non ci stanno chiedendo di usare la biro a scuola,vero?”

L’incredulità regna sovrana:la biro a scuola? Ma cosa diamine ci posso fare? Devo aver capito male!

Seconda fase: RABBIA

“NON MI AVRANNO MAI!!!” “Perché queste idee senza capo né coda??” “Ma non lo sanno che non abbiamo neanche la carta igienicaaa!?!?!?!?” “Non ci penso nemmeno!!” “Quindi il mio lavoro fin qui non è contato a niente??”

La biro assume connotati satanici: il male bussa alle porte della scuola, ma la prode maestra non aprirà e resisterà fino alla fine! Poco importa se poi i bambini in ogni altro contesto della loro vita useranno e vedranno usare le biro! La scuola deve rimanere il luogo sicuro dove poter usare gli strumenti di sempre, per sempre!

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“No grazie, siamo troppo occupati”

Terza fase: CONTRATTAZIONE

“Se proprio lo impongono, la userò solo io, solo per firmare il registro. Così non potranno dire che non l’ho usata”

Si apre uno spiraglio: la biro entra a contatto con le mani di qualcuno, ma è per un tempo limitato e un utilizzo ben definito. È tutto sotto controllo.

Quarta fase: DEPRESSIONE

“Quindi non sentirò più il profumo dell’inchiostro sui quaderni?” “Non verrà più la bidella in classe a riempire i calamai?”

La maestra inizia ad intravedere all’orizzonte una scuola possibile con le biro, e non si sente più così minacciata come all’inizio. Certo dovrà abbandonare con difficoltà e dispiacere alcuni strumenti e rinunciare ad alcune dinamiche che non servono più….

Quinta fase: ACCETTAZIONE

“ok, forse posso veramente farci qualcosa di utile con questa biro”

Dopo averla usata solo per firmare il registro, poi solo per scrivere la lista della spesa, poi solo per scrivere diverse lettere, anche la nostra maestra si è convinta che forse la biro può tornarle utile a scuola. Questo non farà scrivere cose migliori o peggiori ai suoi alunni, ma forse la potrà aiutare nel fare lezione in un modo diverso e più efficace.

Ci sarebbe sembrata assurda una maestra che si fosse fermata allo stadio della negazione o della rabbia, perché sappiamo che poi la biro non ha trasformato in mostri i bambini (per quello c’è già la pubertà) ed è entrata nella quotidianità di tutti noi senza fare stragi.

Allora, proviamo a rileggere tutto sostituendo “iPad” a “biro” per avere un quadro esaustivo di quello che si può sentire oggi dentro e fuori dalla scuola.

Quella che si ottiene è l’iPain, le 5 fasi del dolore delle nuove tecnologie.

Dalla biro all’iPad la domanda che mi viene da fare è una: se la scuola deve educare i ragazzi a stare di fronte alla realtà, ha senso esserne impermeabili?

Piccolo giochino:

In base alla definizione di “tecnologia” della Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/tecnologia/) quante tecnologie riesci a riconoscere nello spazio di un metro da te (te compreso)??

Per commentare la rubrica scrivi a iaiaoleari@laliberta.info

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