Intervista ad Antonio Ferrara

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Tempo di interviste… oggi è la volta di Antonio Ferrara che ho voluto fortemente intervistare poiché mi aveva estremamente colpito il suo stile e la sua profondità nel testo “La maestra è un capitano”.

Ecco una piccola presentazione di Antonio…

Nato a Portici, vicino a Napoli, è autore e illustratore di numerosi libri per ragazzi. Vive a Novara con sua moglie Marianna, sua figlia Martina e i gatti Simba e Minou. Antonio ha compiuto studi artistici e ha lavorato per sette anni presso una comunità alloggio per minori, dove è nato il suo interesse nel diffondere la passione per la lettura nei giovani. Tiene laboratori di illustrazione e scrittura creativa per ragazzi e per adulti presso scuole, biblioteche, librerie, associazioni culturali e case circondariali. La sua opera più conosciuta è Ero cattivo che gli è valsa il premio Andersen 2012 per la categoria ragazzi sopra i 15 anni.

Di seguito l’intervista:

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Antonio Ferrara

Chi è Antonio Ferrara? Lascio a lei le presentazioni…

Un uomo che fa parlare adolescenti che, muovendosi nei suoi racconti, prima o poi si trovano sul sentiero un problema grosso come un macigno, e provano a superarlo. Uno che usa la scrittura per fare educazione sentimentale, ecco.

Ci sono scrittori di varie tipologie: c’è chi è metodico, c’è chi prepara scalette e rilegge mille volte i propri scritti, altri invece sono più istintivi e scrivono di getto frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Lei? Che tipo di scrittore è?

Anch’io butto giù in maniera caotica e impulsiva, e poi però faccio un gran lavoro di struttura, revisione e linguaggio. Scrivo subito l’incipit e il finale, e quest’ultimo non lo cambio più.

Ha un luogo/stanza dove preferisce scrivere?

Sì: i vagoni ferroviari mentre sono in viaggio da una città all’altra per andare a tenere i miei incontri coi ragazzi delle scuole. Luoghi unici, sospesi tra il prima e il dopo, perfetti per sognare e scrivere.

Segue orari/abitudini particolari nel corso della sua giornata? Ha dei rituali che segue?

Gli orari sono esattamente quelli dei treni che prendo. Circa i rituali da suggerire ad eventuali prossimi giovani scrittori, raccomando di fare sempre prima il biglietto e di obliterarlo.

C’è un libro scritto da lei a cui si sente più legato e perché?

“Ero cattivo”, perché in maniera decisamente romanzata parla della mia esperienza da educatore in una comunità alloggio per minori presunti terribili. Esperienza durata sette anni. In questo periodo, però, mi sentirei di consigliare anche “Mangiare la paura, storia di un ragazzo kamikaze”.

Se dovesse consigliare un libro non suo, quale sarebbe e perché?

Ne avrei tanti, da proporre, ma provo faticosamente a scegliere: “Skellig”, di David Almond. Un vero percorso emozionante e spirituale.

Per commentare la rubrica scrivere a  silviabolzoni@laliberta.info 

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