Caro papà…

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“Ho sempre desiderato vestirmi da eroe,

ma i vestiti di mio padre mi vanno larghi…”

Avevo promesso a me stesso che avrei dedicato il pezzo n.30 di questa rubrica a chi mi ha fatto amare il gioco del calcio e questo mestiere di allenatore in particolare, a una persona che non ha mai smesso di credere in me.

Caro papà,

ti scrivo per dirti quelle cose che da figlio non ti ho mai detto, un po’ per pudore, un po’ per orgoglio, un po’ perché non sono mai stato bravo a dirti quanto ti ammiro e uso questa rubrica per riassumere quei tanti GRAZIE che non ti ho mai detto.

Grazie per avermi fatto amare questo sport, con la tua passione e il tuo esempio ho cercato di vivere il calcio come un divertimento in primis, ma soprattutto di viverlo come un’occasione per crescere come uomo e per dare qualcosa di mio ai tanti bimbi e ragazzi che ho incontrato in questo percorso di allenatore. La metafora della vita come una partita di calcio da giocare fino all’ultimo secondo, senza mai risparmiarsi, me l’hai insegnata tu, ogni giorno. E il risultato deve arrivare tramite il bel gioco o tramite quelle scelte di vita che quotidianamente facciamo in ogni nostra partita.

Se credo che un allenatore sia soprattutto un formatore ed un educatore lo devo a te e a tutti i tuoi racconti di vita sul campo. Bellissimo quando mi racconti della tua vita a Milanello con il tuo maestro Liedholm o quando mi racconti i tanti aneddoti sulla tua vita da calciatore prima e da allenatore poi. Sembra così lontano quel calcio a dimensione umana e fatto di tanti sentimenti che vivevi tu. Mi hai insegnato a respirare calcio e sport in maniera sana, senza esasperazioni, tanto meno senza fare grossi drammi, alla fine ciò che conta è come si gioca. Prima o poi il lavoro e l’impegno viene ripagato da tante soddisfazioni.

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Bellissimo quando dopo ogni partita la prima domanda che mi fai è “Come avete giocato?” e  non mi chiedi mai il risultato.

Ai miei ragazzi dico sempre che in materia di calcio non devono ascoltare i loro padri, a meno che non abbiano giocato in serie A, e tu, che ci hai giocato, non ti permetti mai alcuna intromissione in ciò che faccio. Anche se devo dire che averti lì a bordo campo, in una delle ultime partite, dietro alla mia panchina, mi è stato d’aiuto, soprattutto perché non stavo leggendo le cose che vedevi tu. Sai papà, saresti un ottimo secondo…

Ti chiedo scusa per tutte quelle che volte che mi hai invitato a giocare, io e te soli, e per pigrizia o per mille altri inutili motivi ho sempre rifiutato di accompagnarti; solo adesso mi rendo conto che le tue correzioni su postura e modo di calciare mi sarebbero tornate utili ora che devo essere io ad insegnarle; e forse solo ora mi accorgo che quelli erano i nostri momenti da soli, come lo sono quelle volte  in cui andiamo allo stadio insieme.

Sai papà, sono molto orgoglioso quando sento dire che se non era per un certo Rivera che ti toglieva il posto, avresti giocato tu in quel Milan: e tu sai bene quanto lui fosse molto ma molto più forte di te. Per non raccontarti di tutte quelle volte che i tuoi ex tifosi ti fermano per strada ricordando le tue giocate.

Io non ho mai avuto la fortuna di vederti giocare, posso però immaginare dai racconti che ho sentito del perché, in curva al Tardini, campeggiava lo striscione Daolio uguale a Toscanini.

Però io ho la grande fortuna di averti come papà e un giorno spero di diventare un uomo come te.

Matteo

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