Pellegrini in Iran, la culla delle fedi

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Monsignor Gianfranco Gazzotti ha guidato un gruppo di trentasei reggiani

“Salam Sobh Be Kheyr”. In Iran sentirsi dire del “salam” è normale, semplicemente perché la parola apre la frase del “Buongiorno” e la gente, accogliente ed ospitale, saluta volentieri e sorride quando scopre che sei italiano.
Solo di recente il Paese mediorientale si è aperto al turismo e guarda con favore agli ospiti di nazioni amiche ai quali mostra affascinanti testimonianze di storia e cultura millenaria che consentono di compiere un viaggio nel tempo.
Lo hanno constatato, pochi giorni fa, 36 reggiani che hanno percorso l’antica Persia (così il nome suona più dolce) muovendosi per centinaia di chilometri fra le antiche e la nuova capitale, viaggiando sugli altopiani, sfiorando un paio di deserti, addentrandosi nelle vallate di montagne di quasi 4.000 metri che fanno da cornice scenica alle città, scoprendo curiosità artistiche, architettoniche, religiose. Questa è stata la culla di varie civiltà ed è stata attraversata da alcune rivoluzioni. Vi hanno vissuto Parti, Medi, Sumeri, Assiri, Babilonesi, Elamiti, Islamici e vi sono custoditi i testi e il fuoco sacro di Zoroastro che si dice arda dal V secolo.

Continua a leggere l’articolo di Luigi Vincati su La Libertà del 22 ottobre

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